Una via per Spacal a 25 anni dalla morte: ma a Matera, non a Trieste
All’artista intitolata una strada nel paese lucano in cui fu confinato negli anni ’30: dalla città natale, invece, nessun riconoscimento ufficiale

Accettura, provincia di Matera, febbraio 1931: Luigi Spacal, 24 anni, appartenente alla comunità slovena del capoluogo giuliano, accusato di antifascismo, è confinato nel borgo lucano (oggi poco più di 1700 anime), le cui origini risalgono alla Magna Grecia. Vi rimarrà fino al settembre ’32, lavorando, in particolare sulle tarsie, da un falegname, Rocco Defina, nella centrale via dell’Ospizio.
Qui una sera d’agosto si presenta, piangendo, un contadino, padre di una bambina morta dopo giorni di febbre in quel paesino, arroccato sui colli della montagna materana, dove nel periodo del confino di Spacal, erano deceduti quasi 100 fanciulli.
Sconvolto e imbarazzato, questo povero padre chiedeva per la figlia una piccola bara – “bastano quattro assi” diceva –, ma non aveva neppure i soldi per pagarla. Spacal (Trieste 1907 – 2000), figlio di una lavandaia e di un tagliapietra, orfano di padre a quattro anni, ricordò la sua sorellina più piccola, morta a quell’età senza che un medico la curasse perché la madre, disperata, non aveva mezzi per pagarlo. E sentì la vera vocazione per l’arte e, per la povera bimba, decorò una bara, la più bella possibile.
Ora quella via, dove l’artista aveva trovato anche un alloggio, gli è stata intitolata dal Comune con una cerimonia svoltasi alla presenza dei nipoti Tanja e Martin e dei loro figli, Emi e Lukas. E il sindaco Alfonso Vespe ha espresso la volontà di acquisire la falegnameria, rimasta intatta e dismessa da non molti anni, per farne un museo permanente.
Spacal era infatti ben visto dalla popolazione, molto ospitale, anche perché varie caratteristiche di Accettura assomigliano al Carso: i contadini, il paesaggio, l’alimentazione e l’antica festa della Majenca, che si svolge a maggio a San Dorligo della Valle e ricorda il rito millenario del Maggio, di origini longobarde, di Accettura. Come racconta il giornalista Nicola Coccia nel libro biografico “Vita del confinato Luigi Spacal che davanti alla morte diventò pittore” (ed. ETS, 2025), ripresentato in questi giorni a Melfi (Potenza).
Spacal, costretto a lavorare appena undicenne, assunto poi come disegnatore in un cantiere navale triestino, si era iscritto al liceo artistico di Venezia, all’Istituto per l’Arte Decorativa di Monza e, da privatista, all’Accademia di Brera con Semeghini e gli architetti Pagano e Pica. Preludio a una carriera di pittore, incisore e scultore con partecipazioni alle prestigiose Quadriennali romane e Biennali veneziane, dove nel ’54 e ’58 ebbe il 1° premio per la grafica e una personale.
Un rigoroso e silenzioso poeta dell’essenziale che, grazie al suo talento e alla sua tenacia, era riuscito a fare della propria vita una strada in salita fino a raggiungere fama internazionale: sarebbe molto interessante ricordarlo anche nella sua terra natale con un’intitolazione nei pressi di un luogo simbolico della sua vita, come per esempio il cantiere in cui lavorò da giovanissimo o la casa/atelier di piazza Venezia 4. Un’iniziativa che però Trieste, nonostante siano passati oltre 25 anni dalla scomparsa dell’artista, non sembra ancora intenzionata a prendere.
Le sue incisioni – arte in cui era maestro – compaiono in ben 14 copertine della rivista “La lettura del medico”, collezionata da Antonio Rosati (1928–2015), medico di famiglia dagli anni Cinquanta a Rionero in Vulture (Potenza), a poca distanza da Accettura. Laureato a La Sapienza di Roma e grande appassionato d’arte, arredò lo studio e l’abitazione con la moglie, Cristina di Lagopesole, pluricelebrata scrittrice di inni sacri, con il migliore design dell’epoca.
Secondo un’originale e brillante idea della figlia Angela, architetto, lo studio è rimasto intatto nel suo pregevole arredamento d’autore, trasformandosi in un prezioso archivio che conserva mobili, apparecchiature mediche allora d’avanguardia e una vasta collezione di riviste mediche aziendali a tema culturale delle più note case farmaceutiche italiane. Qui ha sede poi l’associazione culturale Spazio TAM_Tempo Arte Medicina, da lei creata, che ospita fino al 14 marzo una mostra su Spacal e Jiri Hadlac di Brno, con le riviste dell’archivio che riportano in copertina le opere dei due autori.
Quelle di Spacal sono poi protagoniste del raffinato calendario/catalogo d’arte “Spacal 2026/2027”, di grande formato e qualità di stampa, ideato e curato da Rosati con Spazio_Tam e il patrocinio del FAI delegazione di Tricarico e della Lucania interna.
Presentato nella Sala consiliare del Comune di Accettura in occasione dell’intitolazione della via, riporta il layout dell’udinese Karin Pulejo e il testo critico di Giuseppe Appella, curatore negli anni Settanta di una mostra di Spacal a La Scaletta di Matera.
A giorni disponibile al Centro Triestino del Libro di Ilde Kosuta, la pubblicazione mette in dialogo la Basilicata con i luoghi e l’arte di Spacal attraverso il 2026 e il 2027 (ricorrenza dei 120 anni dalla nascita dell’artista) e il concorso “Colore Spacal” per bambini e adulti. La prima annualità propone infatti le sue opere e la seconda, le suggerisce come disegni da colorare con tecnica a scelta. Nel 2027: premiazione durante la festa del Maggio, che l’artista fotografò per primo, e mostra dei premiati ad Accettura e allo Spazio_TAM.
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