Luka Šulić incanta il Verdi le Quattro Stagioni come il rock
Una serata tra sogno e magia. Si potrebbe riassumere così il concerto di Luka Šulić, il violoncellista che ha tenuto al Teatro Verdi.
Dalle foto coi cartelloni promozionali all’ingresso alla fine, i numerosissimi giovani si sono goduti ogni istante dimostrando che i concerti di musica classica possono generare la stessa euforia dei concerti rock. Prima produzione in un teatro lirico per Vigna Pr, apprezzata sin dall’ingresso in sala, con il palco aperto a rivelare un apparato scenico composto di luci che riusciva ad evocare le lanterne cinesi, quelle che portano con loro i desideri. Ed è stato proprio il desiderio di un bambino a rendere possibile questa serata. Un bambino che ascoltava le Quatto Stagioni di Vivaldi e che voleva suonarle con il suo violoncello. Ma i sogni talvolta prevedono dei percorsi impervi per la loro realizzazione, e la mancanza di uno spartito ha spinto quel bambino, ormai grande, a curare da solo la trascrizione. Non solo, ha esaudito il sogno a Trieste, affiancato dagli archi dell’orchestra della Fondazione del Teatro Verdi e condividendo una prima mondiale con il pubblico che lo segue ormai da anni. Šulić, il violoncellista dal sorriso enorme è stato accolto con grande calore. Lui, in total black con papillon, ha impugnato il suo violoncello classico, non quello elettrico che usa per i 2 Cellos, e tutto ha avuto inizio. Va detto: Luka Šulić è magico oltre che di grande talento. Su un palco riesce non solo ad eseguire ciò che lo spartito prevede, ma lo filtra attraverso la sua passione generando emozioni forti. Le Quatto Stagioni, in questa nuova trascrizione, non perdono nulla della loro originale bellezza. Šulić è riuscito a mantenere tutti i loro colori e a offrire loro una nuova voce, di qualche tono più bassa, che seduce. Complice anche l’amplificazione in sala che ha contribuito a offrire a questo concerto un impatto pop che in Italia è difficilmente riscontrabile e che è molto amato all’estero. Una scelta perfetta, considerando la grandissima presenza di stranieri tra il pubblico, arrivati dalla Slovenia, dagli Stati Uniti, da molti paesi europei, oltre che da tutta Italia. E si vedeva. In sala abiti eleganti e jeans hanno lasciato spazio agli abbinamenti più fantasiosi, rivelando una diffusa difficoltà nella scelta degli accessori da parte di qualche signora. Collane e borse bocciate in molti casi.
Per la seconda parte Šulić ha scelto un inizio con “Invierno Porteño” di Astor Piazzolla eseguita con la sorella minore Eva, al vìolino, con la quale ha poi duettato in “Passacaglia” di Halvorsen. Il “Concerto in do maggiore” di Haydn, ha permesso a Šulić di dimostrare il suo talento e la sua precisione, ribaditi nella “Czardas” di Monti. Nei bis il “Nessun Dorma” di Puccini e “Méditation” dall’opera “Thaïs” di Massenet, prima di chiudere con un accenno di Smooth Criminal di Michael Jackson, accolto con un’ovazione da vero concerto rock. –
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