Manuale per lo spreco zero Andrea Segré ci insegna a rimettere il cibo in circolo

I consigli
Il retrobottega dei supermercati è il regno di un uomo misterioso, il Descaffalatore. È addetto a decretare vita e morte degli alimenti. Confezione ammaccata? lattina con etichetta sbilenca? yogurt in scadenza? «Tu sei fuori! »
Ma all’ingresso dei supermercati c’è anche un professore dell’università di Bologna, il triestino Andrea Segré, che con costanza e inesauribile pazienza, da almeno vent’anni, ammonisce che il cibo non si getta. Con qualche accorgimento “Il metodo spreco zero” (Bur Rizzoli, pag. 272, euro 14) è alla portata di tutti e Segré l’ha presentato ieri, come ultimo appuntamento del festival Link, in dialogo con Massimo Cirri, autore e voce di “Caterpillar” (Radiodue Rai) che firma la postfazione del manuale, pentito redento dell’Offertona irrinunciabile, del 3x2, del Sottocosto Spinto.
Per Segré tutto cominciò oltre venti anni fa, fondando il bolognese Last Minut Market, e si rivelò idea vincente, oltre che meritoria. Oggi l’impresa sociale di cui è presidente, rileva da bar, gastronomie, centri commerciali, alimenti perfettamente commestibili eppure destinati alla spazzatura e li reinserisce all’interno dei circuiti della solidarietà.
S’intende che ciò che si fa in larga scala è applicabile a quella ridotta in nome della triade: comprare ciò che serve, cucinare il necessario, mangiare quanto basta. Lasciando alle grandi occasioni le pietanze elaborate, nessun cibo è più saporito di quello frugale, eppure nessuna strada porta all’inferno più di quella lastricata di buone intenzioni della spesa del sabato. Perché, scrive Segré, si sa, è impulsiva, si fa sedurre dallo sconto, cede al fascino del fiocco, della novità. Ma è vittima anche del tempo tiranno che porta a sovrastimare la necessità di riempire la dispensa per tutta la settimana.
Morale: ogni giorno buttiamo cibo per 100 grammi a testa, che diventano 37 chili pro capite all’anno e con esso 450 euro per un nucleo di circa 4 persone.
La concezione del Last Minut Market formato famiglia, parte dalla compilazione di un “diario dello spreco” , in cui registrare gli alimenti buttati quotidianamente per capire i nostri errori, liberarci dalle cattive abitudini e infine dare il via alla “rivoluzione alimentare” .
Siamo ciò che mangiamo, diceva Ippocrate, padre della Medicina. Ma siamo anche ciò che non mangiamo e ci gira intorno: relazioni, valori sociali, energia, acqua, soldi, fame e diete, troppo e troppo poco. L’importante è riconoscere che lo spreco del cibo commestibile è “peccato” in sé, come esortano gli anziani, ed è un danno anche economico e ambientale. Smaltire i rifiuti costa e inquina.
Per cambiare, alla fin fine influenzando anche il modello industriale, sensibilissimo alle tendenze del consumatore, basta aprire casa nostra a allegre forme di pianificazione e disciplina. Cittadino responsabile, industria responsabile, politica responsabile, non necessariamente in quest’ordine ma tant’è: il “la” tocca darlo al cittadino responsabile. Meglio se competente pioniere come Segré che insegna a fare la spesa mirata, il menù modulare, a conoscere a fondo il freddo mondo del frigorifero organizzandolo al meglio. A leggere le etichette, a usare e riusare gli imballaggi, a fare l’orto in casa e il compostaggio. Infine a evitare del tutto gli avanzi, dando agli scarti una nuova chance attraverso una cornucopia di ricette magiche.
L’economia domestica di un tempo ora esige uno sforzo in più, per diventare sostenibile e circolare assecondando la forma sferica del nostro pianeta. –
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