Maradona dà forfait a Cannes mentre sullo schermo rivive il semidio degli anni al Napoli

Il film di Asif Kapadia ha attinto a più di 500 ore di immagini pubbliche e private. In concorso la love story saffica del ’700 con Valeria Golino
epa07586684 British director Asif Kapadia poses during the photocall for 'Diego Maradona' at the 72nd annual Cannes Film Festival, in Cannes, France, 20 May 2019. The movie is presented out of competition at the festival which runs from 14 to 25 May. EPA/GUILLAUME HORCAJUELO
epa07586684 British director Asif Kapadia poses during the photocall for 'Diego Maradona' at the 72nd annual Cannes Film Festival, in Cannes, France, 20 May 2019. The movie is presented out of competition at the festival which runs from 14 to 25 May. EPA/GUILLAUME HORCAJUELO



Diego. Maradona. Nome e cognome sui titoli di testa del documentario dedicato al Pibe de Oro, presentato a Cannes fuori concorso, hanno colori diversi. Quasi a voler indicare due entità distinte, due anime che convivono in quella che il tempo ha trasformato in una figura tragica. Genio e sregolatezza. La persona: il ragazzo affettuoso e di umili origini salvato dal calcio dalla povertà di Villa Fiorito, bidonville di Buenos Aires dove è nato e vissuto con la famiglia numerosa fino all’età di 15 anni; e il personaggio: campione tutto istinto e ragazzaccio combina guai, insieme fragile e arrogante allo stadio come nella vita. Avrebbe dovuto esserci anche lui, sulla Croisette, ma all’ultimo ha dato forfait per un infortunio alla spalla, lasciando a bocca asciutta i numerosi fan. Sul tapis rouge c’è solo il regista Asif Kapadia, che in passato si è già soffermato su altre icone come Amy Winehouse e Ayrton Senna e sulle loro parabole esistenziali.

Quello dipinto da Kapadia è un Maradona triste, deluso, un talento immenso eppure incapace di far fronte alle pressioni, tradito dalla sua stessa generosità e finito in giri loschissimi senza probabilmente essersene neanche accorto. Il documentario attinge a più di 500 ore di immagini pubbliche e private, che ricostruiscono in particolare il periodo napoletano (1984-1991), fase cruciale per la vita e la carriera del campione che arriva dopo la disastrosa esperienza al Barcellona.

Con Napoli è amore a prima vista. Maradona e la città sembrano attrarsi. Il club comincia a scalare la classifica e dagli spalti si comincia a sognare. In breve tempo diventa una sorta di divinità, idolatrato da tutti, anche dal clan Giuliano che lo invita alle feste e gli garantisce “amicizia”. Non è difficile perdersi in quell’ebrezza, farsi trascinare dal clima di euforia degli anni Ottanta. Diego è impegnato con la sua ragazza di sempre, Claudia Villafane, ma la vita notturna offre troppe tentazioni. Una ragazza dice di essere incinta e lo reclama, lui nega e si concentra sul pallone, perché a un semi-dio non si perdonano debolezze. Ai mondiali del Messico dell’86 ottiene la simbolica rivincita dell’Argentina sull’Inghilterra delle Falkland e conquista la coppa del mondo. E mentre Cristina Sinagra dà alla luce un bambino di nome Diego Armando jr., il Napoli di Ferlaino conquista il suo primo scudetto, un riscatto anche per la città, offesa ogni domenica dai cori razzisti negli stadi.

Spunta l’ombra della cocaina, la pressione cresce e Maradona cerca una via di fuga quando ormai è prigioniero. Poi, la semifinale dei mondiali del ‘90 Italia-Argentina al San Paolo, con il gol di Maradona che sancisce l’esclusione del Belpaese ai rigori, segnando così la fine di un idillio. E poi le intercettazioni, le indagini e l’inesorabile declino, fino a un breve tuffo nel presente, quando ancora “il ragazzo d’oro” non sembra aver trovato la pace. Il film raggiungerà le sale italiane a settembre distribuito da Nexo Digital e Leone Film Group. Il concorso, intanto, si tinge di rosa con il nuovo film di Celine Sciamma “Portait of a Lady on Fire”, raffinata love-story saffica ambientata nel Settecento, che - negando la presenza degli uomini sullo schermo - si offre anche come un’esplicita dichiarazione femminista. Molto bello. Con Valeria Golino nel cast. —



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