Marcello Labor, lettere inedite alle amiche

di CRISTINA BENUSSI
C'erano alcuni vuoti nei diari che Marcello Labor aveva scritto nel corso degli anni alla ricerca dell'obiettivo verso cui indirizzare la propria via. Sono stati pubblicati qualche anno fa, per la cura di Vittorio Cian, da tempo impegnato a portare avanti il processo per la sua canonizzazione.
Uno dei periodi rimasti in ombra viene ora riportato alla luce dalla pubblicazione delle lettere inedite scritte da Vienna, dove Marcello studiava medicina, ad Elody Oblath, futura moglie di Giani Stuparich, e amica di quella Gigetta che avrebbe sposato Scipio Slataper: talvolta le due giovani sono le destinatarie della stessa lettera. Tra le interlocutrici compaiono anche Anna Pulitzer-Gioietta e un'altra ragazza dalla forte vocazione culturale, Maria Spigolotto Franelli.
Siamo nel 1909-1911 e il leggendario gruppo di amici ed amiche di cui Scipio Slataper era l'anima inquieta aveva in Marcello Loewy un punto di riferimento più riflessivo ma non per questo meno carismatico. Provenienti da famiglie socialmente e culturalmente in vista, insieme discutono tra loro dei valori da perseguire in quell'epoca inquieta che si sarebbe chiusa con la guerra. Come mette ben in evidenza Pietro Zovatto nel saggio introduttivo (“Il giovane Marcello Labor” con lettere inedite a Elody Oblath Stuparich e amiche, pagg. 175, Luglio editore, Prefazione di Giorgio Baroni, Postfazione di Giovanni Allotta Stuparich), stupisce la maturità di un giovane cui Elody si rivolge per cercare di placare i turbamenti che la invadono, relativamente alla ricerca della propria felicità: ed era davvero un equilibrio difficile da trovare, vista l'anima tormentata che si ritrovava.
Purtroppo non conosciamo i dettagli delle questioni esposte, perché non possediamo le lettere scritte a Marcello, che ripetutamente la sprona a colmare il suo vuoto interiore affinando la propria capacità d'amore. Era il suo stesso obiettivo, dare amore al'umanità intera, secondo una convinzione che spiega la scelta della professione medica e, dopo la conversione al cattolicesimo e la morte della moglie, la decisione di farsi sacerdote.
Nelle lettere non mancano riferimenti alla sua vita da studente a Vienna, agli scontri con la polizia per ottenere l'università italiana a Trieste, per cui teme di venir arrestato, alle letture, alla condanna dei riti mondani come il ballo e le chiacchiere al caffè, alle simpatie verso un socialismo umanitario, alla fatica dello studio, alla solitudine delle domeniche piovose. Nel diario, a questo proposito, aveva ricordato che un suo compagno di liceo, Bruno Forti, futuro reggente del Comune di Trieste sotto l'occupazione alleata, aveva detto, lamentando che l'unico giorno libero dallo studio pioveva sempre: «Bisognerebbe fare una polemica col Padre Eterno». Marcello aveva allora risposto: «Io non propongo simili cosucce, ma voglio sottomettermi e tacere, forse così mi abituerò a soffrire».
Parole premonitrici, per un'intera generazione che in questi anni percepisce con chiarezza i segnali di un mutamento profondo delle strutture sociali e familiari. E significative sono, in questo senso, le poche lettere che scrive alle stesse amiche Elsa Reiss, prima di diventare, nel 1912, moglie di Marcello. Ebbene con una sintassi disarticolata si rivolge ad Elody, sforzandosi di comprendere i motivi per cui una giovane donna voglia spogliarsi dell'apparenza opulenta per mostrarsi come è "dentro", con le sue incertezze e i suoi dubbi, tanto da voler apparire trasandata nel proprio aspetto esteriore. Elsa, che si firma "di Marcello" chiede "Elody ti fa male la vita?".
Non sappiamo la risposta ma è certo che Elody riuscirà, pur con difficoltà, a far tesoro delle parole di Marcello.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Il Piccolo








