Margareth Madè «Il neorealismo? Meglio l’horror»

L’attrice lanciata da Baaria di Tornatore nel film “Andròn” che ha chiuso la rassegna
Di Paolo Lughi
Foto BRUNI 08.11.15 Margareth Madè e Francesco Cinquemani,regista
Foto BRUNI 08.11.15 Margareth Madè e Francesco Cinquemani,regista

di Paolo Lughi

Da "Baaria" ad "Andròn", dal neo-neorealismo alla neo-fantascienza, dal cinema d'autore del premio Oscar Tornatore, al cinema di genere di un regista al suo primo lungometraggio importante. La giovane star Margareth Madè (nella foto di Francesco Bruni) ha illuminato ieri a Trieste la giornata di chiusura di Science+Fiction, intervenendo alla presentazione del nuovo film di cui è interprete, "Andròn - The Black Labirinth". Si tratta di un coraggioso e riuscito esempio di fantascienza italiana realizzato dal suo conterraneo siciliano Francesco Cinquemani, che al festival triestino è stato proiettato in assoluta anteprima mondiale.

Diciamo subito che si tratta di un film sorprendente per diversi aspetti. Innanzitutto perché è un singolare caso di cinema tricolore di genere con caratteristiche internazionali, che non sembra "italiano" ma lo è, sfornato in un contesto produttivo che teme o snobba da decenni la fantascienza. Invece il film di Cinquemani (già giornalista, sceneggiatore, regista di serie, corti e documentari tv) è un'opera di qualità senza sbavature, tesa e coerente, ricca di effetti speciali funzionali alla storia, e di scenografie e inquadrature suggestive. Con tecnica notevole "Andròn" orchestra un cupo gioco mortale ambientato nel futuro, fra labirinti sotterranei e spazi aperti, in cui è coinvolto suo malgrado un gruppo variegato di personaggi. Un impianto che ricorda molto la cineletteratura "Young Adult" oggi in voga ("Hunger Games", "Maze Runner"), con parecchia azione, botte, angosce claustrofobiche e suggestioni figurative e narrative da videogame. Sorprendente poi, per un film diretto da un giovane italiano, è la bella disinvoltura con cui sono inseriti nel cast, oltre alla Madè, star hollywoodiane come Alec Baldwin e Danny Glover, nonché un'icona della musica pop come Skin. Insomma, un buon prodotto italiano commerciale non privo di originalità e autorialità in grado di farsi apprezzare sul mercato mondiale (e infatti è già stato venduto in un circuito coreano di 300 sale).

«Il mio personaggio è quello di Adora, l'assistente personale di Alec Baldwin - spiega la Madè - il quale nella storia è una sorta di folle regista-dio che modifica a piacimento la realtà virtuale in cui sono calati dei prigionieri, intrappolati a loro insaputa in un misterioso e mortale labirinto. Adora è anche lo spietato capo della sicurezza al servizio del grande 'burattinaio' Baldwin. È stato molto divertente e interessante interpretare questo ruolo e quindi riuscire a vivere dall'interno il cinema fantastico, che mi aveva sempre attratto. È stata un'esperienza davvero positiva, sia per la sintonia con Francesco Cinquemani, sia per aver avuto l'opportunità di confrontarmi con un mostro sacro come Alec Baldwin».

«Ci avevano detto che Baldwin era tremendo sul set, che picchiava i registi - aggiunge Cinquemani - e invece, reduce da "Mission:Impossible", si è comportato con grande simpatia e professionalità. Il montatore un giorno non sapeva scegliere fra otto ciak della stessa scena fatti con Baldwin, perché lui era sempre diverso ma sempre perfetto». M. argareth Madè, che dopo il clamoroso esordio in "Baaria" ha girato molta televisione (anche "Il commissario Montalbano" interpretando Angelica Cosulich) e per il cinema la commedia "… E fuori nevica!" di Vincenzo Salemme, sottolinea il positivo rapporto professionale con Cinquemani e ricorda con affetto i suoi cult del cinema fantastico. «Avevo già lavorato insieme a Francesco per il tv movie 'Buio'. Poi mi ha letteralmente 'rapita' con l'entusiasmo per questo progetto. Ho accettato per la stima che avevo in lui e per la curiosità che avevo di cimentarmi in un film di genere, dopo aver letto un copione così ricco di eventi e di sorprese. Se fossi vissuta in un'altra epoca - confessa la Madè - avrei voluto partecipare al grande cinema neorealista. Ma oggi, in un panorama come quello delle commedie, che possono piacere o meno, mi incuriosisce sperimentare il cinema di genere che, grazie alle coproduzioni, anche in Italia può avere un respiro internazionale. E poi mi ha sempre affascinato il cinema fantastico. Da ragazzina rimasi catturata da esperienze come la visione del 'Dracula' di Coppola o di 'Jurassic Park', visto a scuola insieme alla mia classe. Sono emozioni che rimangono per tutta la vita. Devo dire onestamente che poi ho sviluppato l'approccio con questo cinema grazie all'incontro con Francesco, perché riuscire poi a vivere queste storie come interprete, e non solo guardando uno schermo, è un'esperienza molto più ricca».

Le chiediamo se i ruoli sostenuti nella sua carriera sono stati finora quelli desiderati. «Si può dire che come attrice sono 'nata' con Tornatore e quindi con un ruolo subito importante - risponde - Trovare personaggi femminili ben strutturati è difficile. Sono giovane e non ho esaurito i miei desideri su nuove parti complesse che sento di poter interpretare. Mi piacerebbe comunque senz'altro continuare nei generi, interpretare un'eroina, e infatti ho in previsione un progetto che riguarda proprio un film di genere, ma è prematuro parlarne».

Intanto - aggiungiamo - questo è un film che potrebbe avere anche un seguito, come ci racconta il regista Cinquemani, che spiega anche la genesi di "Andròn": «È pensato - dice - con una struttura da trilogia, e nei successivi eventuali episodi la parte di Margareth sarebbe anche ampliata. Tutto nasce dalla serie 'Virus' di argomento fantascientifico realizzata per la Rai e dalle mie ossessioni per storie di questo tipo. Avevo scritto di getto il canovaccio di un film e l'avevo mandato al produttore Iervolino della Ambi Film, che da Toronto dove vive mi ha telefonato alle cinque del mattino dicendo che voleva produrlo. Così 'Andròn' è diventato un prodotto rivolto al mondo, con attori di nove nazionalità diverse, ma che invece è tutto italiano, dal direttore della fotografia al montatore, e con una sensibilità 'europea', come nella scelta di non avere un protagonista riconoscibile fin dalle prime sequenze. Penso che oggi il cinema italiano è soffocato fra due sole alternative, il cinema d'autore o le commedie. Io invece ho sempre creduto che bisognasse tornare a quanto accadeva fino agli anni '80, quando il cinema italiano di genere era venduto e conosciuto in tutto il mondo, a partire da Los Angeles dove tuttora tutti ricordano e amano nostri registi e titoli di quell'epoca magari qui dimenticati».

«È dal 1978 - conclude Cinquemani -, cioè da 'Starcrash' di Luigi Cozzi, che dal cinema italiano non usciva un vero film di fantascienza. E ciò nonostante il pubblico affolli le sale per festival come questo di Trieste, che seguo da lontano fin da ragazzino, e che ho sempre considerato il primo naturale approdo per il mio 'Andròn'».

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