Mauro Caputo e l’ultimo film della trilogia su Pressburger

“La legge degli spazi bianchi”  è una pellicola tutta giuliana dalla produzione agli interpreti fino al regista. Il protagonista è Fulvio Falzarano 



Un film tutto triestino, dalla produzione agli interpreti, selezionato tra gli eventi speciali de “Le giornate degli autori” che si terranno nel corso della Mostra del cinema di Venezia. Si intitola “La legge degli spazi bianchi” ed è tratto dall’omonimo racconto di Giorgio Pressburger, cantore di quel continente ideale che chiamiamo “Mitteleuropa”, ultimo capitolo di una trilogia firmata dal giovane sodale Mauro Caputo, che dello scrittore e regista aveva già adattato per lo schermo i precedenti “L’orologio di Monaco” e “Il profumo del tempo delle favole” (titoli per i quali Pressburger è stato omaggiato con un inaspettato Nastro d’argento Speciale alla carriera nel 2017).

“Tutto è scritto negli spazi bianchi, tra una lettera e l'altra. Il resto non conta”, si legge nella sinossi del film. Una fredda mattina d’inverno, il dottor Fleischmann (letteralmente: uomo di carne) si trova ad affrontare l’inizio di una progressiva perdita di memoria. Inizia così un apoIogo della dimenticanza, in un’atmosfera onirica dove realtà e finzione sembrano intrecciarsi e a tratti confondersi, che nel film ha il dono di ricordarci vividamente e come molto presente il suo autore. Il protagonista, un uomo di scienza, si ritrova immerso suo malgrado in un universo, quello della malattia, dominato da misteriosi rapporti tra il destino e le vicende biologiche e fisiologiche che regolano la vita. Come in passato, la penna di Pressburger si è soffermata ancora una volta a indagare i misteri più profondi che da sempre affascinano e spaventano l’uomo, alla perenne ricerca del significato e del senso della vita. Le parole del racconto sono scandite dalla voce di Omero Antonutti, mentre il volto del protagonista è quello di Fulvio Falzarano, accompagnato nel cast da Daniele Tenze, Nadia Pastorcich, Antonio Cacace, Paola Pini. Le riprese sono intervallate, in contrappunto, da immagini tratte dall’Archivio storico Luce.

Triestina anche la produzione del film, la Vox Produzioni, in associazione con Istituto Luce-Cinecittà (che de “La legge degli spazi bianchi” garantirà anche la distribuzione) e in collaborazione con Collective Pictures e A_Lab, così come la troupe che ha affiancato Caputo nelle riprese: Daniele Trani (dop) e Francesco Morosini per suono e musiche. A un anno e mezzo dalla scomparsa di Pressburger - racconta Mauro Caputo - «“La legge degli spazi bianchi” conclude quel particolare viaggio che abbiamo intrapreso insieme, un percorso difficile perché controcorrente. Un’idea che fin dall’inizio è stata diversa dalle precedenti, una scelta che ho condiviso da subito con entusiasmo, purtroppo poco prima che Giorgio ci lasciasse. Quelle scelte iniziali mi hanno permesso di portare a termine il lavoro così come l’avevamo pensato insieme». —

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