Memorie e dolori degli scrittori nell’Adriatico in fiamme

Giovedì alla libreria Minerva la presentazione del libro curato da Fulvio Senardi sugli autori giuliani nella Grande Guerra



«Trieste è un posto di transizione - geografica, storica, di cultura, di commercio - cioè di lotta. Ogni cosa è duplice o triplice a Trieste, cominciando dalla flora e finendo con l’etnicità». Lo scriveva Scipio Slataper nel 1912, ed è una delle citazioni riprese da Fulvio Senardi nella presentazione al volume collettaneo da lui curato “Adriatico in fiamme. Tracce e memoria della Grande Guerra negli scrittori giuliani”, pubblicato dall’Istituto Giuliano di Storia Cultura e Documentazione (pagg. 150, euro 15,00). Il libro sarà presentato giovedì, alle 17.30, alla libreria Minerva in via San Nicolò 20 a Trieste. Ne parleranno, alla presenza del curatore (che è anche presidente dell’Istituto giuliano), Fabio Romanini dell’Università di Trieste e Luca Zorzenon, presidente del Centro studi Scipio Slataper. Il volume raccoglie i contributi dell’omonimo convegno che si è tenuto a Trieste il 30 novembre e il 1 dicembre dello scorso anno, a chiusura dell’attività di ricerca e promozione culturale organizzata dall’Istituto giuliano per l’anniversario della Grande Guerra. Undici gli studiosi chiamati a ricomporre, come nota Senardi , «attraverso la diaristica, la narrativa e la poesia di guerra, quel particolare prisma cosmopolita di popolazioni e culture costituito, pur in fase di crescente nazionalizzazione dei diversi gruppi etno-culturali, nei territori dell’Alto Adriatico sottoposti alla corona asburgica, ridando voce a scrittori di lingua e cultura diversa» ma tutti riconducibili all’area della Venezia Giulia. Ecco allora l’ampio capitolo introduttivo di Cristina Benussi, e mentre Alberto Brambilla analizza il romanzo “Il cavallo di Tripoli” di Pier Antonio Quarantotti Gambini. Giovanni Capecchi si sofferma poi sugli scritti di guerra di Stuparich, Stefano Carrai sulla poesia di Saba di fronte alla Grande Guerra, mentre Remo Castellini parla delle memorie di guerra dello scrittore goriziano Alojzij Res. Gli altri contributi sono di Miran Košuta (la guerra nelle poesie di France Bvek), Roberto Norbedo (la cura di Stuparich degli scritti lasciati da Slataper), Fulvio Senardi (i romanzi di Federico Pagnacco), Fabio Todero (l’influenza del conflitto su Svevo), Roberto Todero (l’impegno al fronte di Julius Kugy) e Lorenzo Tommasini (la “Buffa” di Camber Barni). —

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