Dal museo Revoltella di Trieste a Parigi: il viaggio del Meriggio di Felice Casorati

La tela, tra le opere più importanti custodite nel museo giuliano, richiesto dal Marmottan di Parigi per la mostra su arte, scienza e psicanalisi

Franca Marri
Un dettaglio del Meriggio di Felice Casorati (olio su tela, 1923)
Un dettaglio del Meriggio di Felice Casorati (olio su tela, 1923)

Di una bellezza e di una purezza quasi ipnotiche, immerso in una luce calda e avvolgente, scandito da volumi chiari e netti in cui l’elemento del nudo femminile diventa misura, equilibrio, proporzione: il dipinto “Meriggio” di Felice Casorati è tra le opere più importanti, più note, più belle che il Civico Museo Revoltella di Trieste può vantare nella sua collezione e proprio per questo tra le più richieste. Richiesto dal pubblico che lo vuole ammirare nel suo museo e da curatori, musei nazionali e internazionali che lo vogliono inserire nelle loro mostre.

La tela esposta in una delle sale del Museo Marmottan di Parigi
La tela esposta in una delle sale del Museo Marmottan di Parigi

Attualmente è possibile ammirarlo al Musée Marmottan Monet di Parigi in un’originale esposizione intitolata “L’impero del sonno”, aperta fino al primo marzo. Curata da Laura Bossi, neurologa e storica della scienza, e Sylvie Carlier, direttrice delle collezioni del Musée Marmottan Monet, la mostra propone 130 opere per lo più comprese tra il 1800 e il 1920 ma con alcune più antiche e altre più recenti, provenienti da collezioni private e da importanti istituzioni francesi e internazionali.

Tra gli autori spiccano i nomi di Giovanni Bellini, Lorenzo Lotto, Francisco Goya, Eugène Delacroix, Gustave Courbet, John Everett Millais, Claude Monet, Federico Zandomeneghi, Edvard Munch, Ferdinand Hodler, Gaetano Previati, Kiki Smith. Nelle sue diverse dimensioni e nelle sue molteplici implicazioni a livello simbolico, scientifico e filosofico, il sonno viene indagato come pura beatitudine, nelle narrazioni bibliche, nella sua ambiguità tra riposo e riposo eterno nel capitolo “Hypnos et Thanatos”, attraverso l’eros del corpo dormiente, tra sogni e incubi.

L’opera di Casorati è collocata nella sezione “Sonno erotico: amore svelato e belle addormentate”, tra miti antichi e moderni, accanto ad opere come “Donna nuda seduta su una poltrona”, un piccolo olio su cartone di Félix Vallotton prestato dal museo di Grenoble, e la “Pisana” dello scultore Arturo Martini dal Museo Novecento di Firenze.

Pure lo scorso anno “Meriggio” aveva lasciato Trieste per occupare una parte di rilievo nella grande antologica dedicata a Felice Casorati a Palazzo Reale di Milano. Nella rilettura complessiva del lavoro dell’artista, venivano ripercorse le diverse stagioni della sua produzione, dai suoi esordi all’inizio del Novecento fino agli anni Cinquanta, con una sala interamente incentrata sulla sua personale alla Biennale di Venezia del ‘24 in cui era esposto il dipinto triestino.

Proprio a quella Biennale di Venezia l’opera fu acquistata dal Museo Revoltella per 20.000 lire, facendo poco dopo osservare sulle pagine de “Il Piccolo della sera”: «Casorati è una realtà palpitante anche per noi triestini che or ora, miracolosamente siamo riusciti ad assicurarci il suo famoso “Meriggio”, strappandolo in una competizione storica e disperata, ove si pensi che nemmeno la Galleria d’arte moderna di Venezia riuscì ad accaparrarsi una sola delle disputatissime tele di Felice Casorati».

Da allora in poi l’olio su tavola datato al 1923, di 119,5 x 130 cm, cominciò subito a viaggiare: nel 1926 il Curatorio del museo concesse il suo prestito all’“Exhibition of modern Italian art” organizzata dall’Italy-America Society a New York. Da oltreoceano l’opera ritornò piuttosto malconcia, con dei graffi ai quali lo stesso autore dovette porre rimedio. Nel 1935 veniva quindi esposta allo Jeu de Paume des Tuileries di Parigi alla mostra “L’art italien des XIX e XX siécles”. Dopo una lunga pausa, nel 1958 giunse ad Ivrea al Centro Culturale Olivetti dove si tenne un’esposizione intitolata al suo autore.

Luigi Carluccio ne curò la scheda in catalogo, scrivendo: «Qui anche l’assenza di azione è vera quiete più che rigidità e il silenzio è come il profumo dell’ora». Tra il ‘65 e il ‘66 è a Città del Messico alla “Mostra d’arte italiana contemporanea”, l’anno successivo a Palazzo Strozzi di Firenze per la rassegna “Arte moderna in Italia 1915-1935” e poi ancora a Varsavia, Vienna, Bologna, nuovamente Parigi, Ferrara, Torino, Monaco di Baviera, Venezia, Londra, Düsseldorf, tante altre città italiane ed europee.

Nel 2015, in occasione dell’Expo, è nella mostra “Un museo ideale” al Museo del Novecento di Milano insieme ad altri capolavori, “ospiti d’eccezione”, prestati dai maggiori musei italiani di arte del XX secolo.

Tra qualche settimana ritornerà al suo posto nella sala centrale del quinto piano del museo triestino, accanto alle opere di altri protagonisti del primo Novecento italiano quali Mario Sironi, Felice Carena e Carlo Carrà.

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