Misteri, passioni, trame di potere serve una buona memoria per non riaprire le ferite storiche

La storia è una ricostruzione accurata di fatti e scenari, sulla base di testimonianze, documenti, statistiche. Un mestiere severo e rigoroso, scientifico, non partigiano. Ma, per indagare meglio sulle ragioni di quel che è successo, è indispensabile anche la forza della letteratura, che gioca con l’immaginazione e sa scendere, così, nel profondo del cuore degli uomini e delle donne che, di quella storia, sono protagonisti. “Guerra e pace” di Lev Tolstoj ne è un’indicazione esemplare. Storia e romanzo, dunque. Come mostra ancora una volta Ben Pastor con una nuova avventura di Martin von Bora, l’ufficiale tedesco impegnato da attività di spionaggio ma anche da comandi operativi sui campi di battaglia e che, nelle tensioni della Seconda Guerra Mondiale, dalla Francia alla Russia, dal fronte italiano alla Germania, deve fare i conti con il proprio onore di militare fedele alla Patria e la coscienza di uomo ostile agli orrori del nazismo. Qui, in “La notte delle stelle cadenti” (Sellerio, pagg. 560, euro 15,00) Bora si ritrova coinvolto nelle indagini per l’assassinio del Mago di Weimar, un veggente dell’alta società di Berlino. Misteri, passioni e trame di potere che avvolgono il tramonto del regime, sino alla preparazione dell’attentato a Hitler organizzato da un gruppo di alti ufficiali ma purtroppo fallito. Affetti e ombre familiari, dolorose memorie d’amore, doveri da servitore dello Stato e inquietudini morali si intrecciano. Ne viene fuori un romanzo potente. E quegli anni tremendi, in terra europea e tedesca, ci diventano un po’ più chiari.
I cupi anni Trenta nell’Austria che spalanca le porte al nazismo sono lo sfondo di “L’ordine del giorno” di Éric Vuillard, edizioni e/o (pagg. 137, euro 14,00). Fatti storici, immaginazione su emozioni e sentimenti, una scrittura sapiente e ironica. Tutto comincia con “una riunione segreta” in cui i maggiori esponenti dell’impresa tedesca, per difendere i propri interessi, decidono l’appoggio a Hitler. E continua con le mosse per l’espansione tedesca sui territori al centro dell’Europa . A Vienna il cancelliere Schuschnig, a capo d’un governo conservatore, cattolico e autoritario, resiste alle manovre naziste per fargli cedere il passo a un uomo caro a Hitler, Seyss-Inquart. E mentre l’esercito varca le frontiere dell’Austria l’ambasciatore tedesco a Londra, von Rippentrop, fa il gigione a colazione con autorevoli ministri inglesi. Londra e Parigi si inquietano, per le mosse del Fuhrer ma, intimoriti, lo lasciano fare. E i viennesi, “così impazienti d’essere invasi” applaudono alle truppe del Reich, anche se bloccate da un gigantesco ingorgo di carri armati (altro che efficienza). È l’anchluss. E comincia, anche in Austria, la persecuzione degli ebrei...
Da Vienna alla New York anni quaranta e al suo porto, “Manhattan Beach”, come l’omonimo titolo del robusto romanzo di Jennifer Egan, premio Pulitzer 2011, per Mondadori (pagg. 510, euro 22,00). La storia è quella di Anna Kerrigan, la prima donna palombaro degli Usa, dell’ostinata volontà di fare un mestiere maschile in tempi di guerra e della sua ricerca della verità sulla scomparsa del padre, uomo di fiducia di alcuni boss mafiosi della metropoli, sino a inciampare in Dexter Styles, proprietario di night, una vita sospesa tra malaffare e retroterra politici. Atmosfere torbide, impegno patriottico, ambiguità sentimentali. E la grande storia non fa solo da sfondo.
Diversi tempi e luoghi, altrettanto forti le tensioni che animano anche le pagine di “Inganno” di Lilli Gruber, Rizzoli (pagg. 423, euro 19,50), ovvero “tre ragazzi, il Sudtirolo in fiamme, i segreti della guerra fredda”. Fine dei Cinquanta, lo Stato italiano per la prima volta alle prese con i terrorismo, le manovre dei servizi segreti di molti paesi. E “quattro anime perdute” in cerca di senso e destino: Max e Peter, illusi irredentisti d’una causa tragica, Klara, innamorata del potere, Umberto, agente dei servizi, impegnato a “evitare il peggio”. L’Italia non si spacca, il terrorismo non passa. Ma serve buona memoria, per evitare che le ferite della storia si riaprano. —
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