Nei labirinti infiniti della poesia da De Angelis a Sinisgalli

Non sono tempi di poesia, questo è chiaro. L’epoca richiede velocità e immagini, non che la poesia non sia immaginifica – e talvolta veloce – ma è indubbio che ha bisogno di tempi lenti, di lettura, meditazione e rielaborazione. Ciò non significa che la poesia sia cosa impenetrabile o difficile, c’è poesia e poesia, ma tutte hanno un codice comune e cioè i diversi livelli di lettura, la possibilità di aggiungere un senso e, soprattutto, la ri-creazione di un mondo. Perciò no, la poesia difficilmente può essere letta con la rapidità di uno spot pubblicitario anche se talvolta ci comunica sensazioni immediate, anche se magari non riusciamo a capire subito il perché. Chi si inoltra nell’arduo campo è Luigi Tassoni, professore di Letteratura italiana e direttore del Dipartimento di Italianistica dell’Università di Pécs, critico che di poesia si è occupato a piene mani e che da quasi trent’anni dirige Seminari internazionali interdisciplinari. Pubblica ora “Il gioco infinito della poesia” (Perrone Editore, pag. 250, euro 20), una lettura dei contemporanei da Ungaretti a De Angelis. Ma prima di addentrarsi nei materiali più tecnici, risponde ad alcuni interessanti quanto irrisolti quesiti: come si legge una poesia? Come si scrive una poesia? Le repliche sono delegate a grandi autori, dal Caproni più “narcisistico” (ricordando che Caproni voleva inabissarsi in sé per trovare un codice comune con gli altri), alla necessità di scrivere di Zanzotto («se non c’è impulso irresistibile, è meglio fare a meno di scrivere», dice il poeta veneto), fino all’ importanza della parola esatta di De Angelis, la cui precisione sta nella valenza metaforica dell’etimo. Dopo di che Tassoni si inoltra nella sua lettura. Una lettura filologica e che attraverso il percorso delle varianti aggiunge un senso alla poetica di ognuno. È interessante individuare come nulla, in versi, sia casuale, anche lì dove gli autori vorrebbero farci credere che potrebbe esserlo, come Ungaretti che nega i suoi primi componimenti fossero destinati alla pubblicazione. Comunque sia, Tassoni giunge ai temi deangelisiani (l’autore a noi più vicino, nato nel 1951) partendo da quei poeti nuovi (la generazione di Bertolucci, Betocchi, Luzi, Gatto, Sinisgalli etc...) la cui lezione è fondamentale per capire il più recente Novecento. La base appunto sono le varianti che ossessionano i poeti, apparizioni e sparizioni di versi che l’autore esamina soprattutto nei poemetti di più largo respiro. Uno studio complesso, paziente, al termine del quale può aggiungersi un nuovo senso, quella “rivelazione” che la poesia non smette di darci. Accanto a ciò Tassoni pubblica anche un focus su un altro grande del Novecento, Leonardo Sinisgalli, il poeta ingegnere di cui quest’anno si celebrano i quarant’anni dalla morte. “Leggìo per Leonardo Sinisgalli” è il titolo pubblicato dalla Fondazione Sinisgalli (pagg. 62, euro 6) e raccoglie cinque conversazioni realizzate a Radio Capodistria a cura di Ornella Rossetto e Luigi Tassoni sul poeta di Montemurro. Un testo corredato di CD, ulteriore strumento di consultazione. Tassoni aveva già affrontato a più riprese l’opera di Sinisgalli (nella sua rubrica “Leggìo”), anche in occasione dell’opera omnia edita lo scorso anno: “Furor Mathematicus”, “I racconti” e “Tutte le poesie”, editi da Mondadori. Seguendo questa traccia il critico ci conduce in quella che è un’opera molteplice, moderna, capace di quell’interdisciplinarietà che in Italia avrebbe fatto breccia diversi decenni dopo. Ma Sinisgalli appunto era uno sperimentatore e dalla sua aveva le competenze scientifiche e umanistiche per ideare una voce personalissima. Fu un vero ponte tra i due campi disciplinari, così non stupisce che “Furor Mathematicus” si avvalga di una dimensione lirica, grazie alla visionarietà di questa mente analogica che ha indubbiamente contribuito a rinnovare i codici poetici del Novecento. —
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