Nella DoubleRoom spazio di ricerca e palestra di sperimentazione

Il curatore Massimo Premuda negli ambienti di via Canova fa crescere interazioni stimolanti tra espositori e pubblico



DoubleRoom è uno spazio espositivo molto attivo e particolare, costituito da due stanze gemelle che il curatore Massimo Premuda ha voluto celebrare esaltandone la singolarità. Il colore verde acido, scelto per evidenziare l’arco divisorio tra i due ambienti, è perfettamente in linea con il dinamismo di questo luogo culturale. DoubleRoom, in via Canova 9, è anche la sede dell’archivio storico del Gruppo78; la collaborazione con Maria Campitelli dura da molti anni ed è venuta naturale la necessità e la voglia di strutturare al meglio la documentazione storica di un gruppo attivo da quarant'anni.

Massimo Premuda ha iniziato come artista concettuale, si è espresso con diversi media, investigando principalmente l’architettura animale e gli animali architetti. In particolare ha creato oggetti di design per i piccoli roditori domestici, soluzioni abitative funzionali e allo stesso tempo interessanti da un punto di vista visivo. Un discorso architettonico e socialmente etico legato alla classificazione dei cittadini.

«Ho studiato a Venezia Progettazione e Produzione delle Arti Visive, corso diretto da Angela Vettese al Dipartimento Desing e Arti dello Iuav, all'epoca appena avviato, una vera eccellenza. Tramite la Biennale si potevano incontrare artisti internazionali e la Vettese intercettava prestigiosi personaggi che venivano a tenere moduli di insegnamento laboratoriale di alcuni mesi. Ovviamente questo ci teneva in continuo aggiornamento a livello internazionale e il corso prevedeva già di base figure quali Francesco Bonami e Hans Ulrich Obrist, oggi curatore delle Serpentine Galleries di Londra, o artisti di riferimento come Cesare Pietroiusti e Rirkrit Tiravanija».

Il tentativo era quello di creare una figura ibrida, e assolutamente stimolante, tra artista e curatore. Premuda è stato prima artista e successivamente, da circa una decina di anni, curatore. La DoubleRoom viene inaugurata nel luglio del 2012 con una mostra collettiva sulla transessualità dal titolo “Siamo in un periodo di transizione”, complessa e articolata tematica di genere ripresa dopo qualche anno con la mostra “In love with clay” (Innamorata della creta), un’ampia esposizione dedicata alla vita e all'opera della grande scultrice ermafrodita di Trieste Fiore de Henriquez. «DoubleRoom è uno spazio no profit, è un luogo di ricerca con un focus importante su videoarte e performance, lo spazio infine vuole essere una vera e propria "palestra" per gli artisti».

Massimo Premuda, dopo Venezia, ha lavorato per un anno a Lubiana alla Moderna Galerija, il Museo Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea della Slovenia, sotto la direzione di Zdenka Badovinac, e per alcuni anni per il Comitato Trieste Contemporanea con Franco Jesurun e Giuliana Carbi. Dal 2013 è il presidente della Casa dell'Arte di Trieste, network che raggruppa gran parte delle associazioni che si occupano di contemporaneo, e dal 2016 è vicepresidente del Curatorio del Museo Revoltella. «Necessitiamo - dice Premuda - di intelligenza sociale. Quello che serve prima di tutto è capire le esigenze degli artisti. Assecondare le loro idee, avvicinarsi il più possibile a ciò che la loro immaginazione ha concepito».

La selezione per la valutazione di una mostra al DoubleRoom nasce attraverso la percezione, i livelli di comprensione ovviamente sono molteplici, l’arte per il curatore deve sempre partire da un piacere estetico, da cui si possono dipanare i diversi livelli di lettura concettuali: «L’arte è una forma di comunicazione - aggiunge Premuda - il lavoro deve parlare da solo, godere di vita propria, avere una sua specifica e forte autonomia, solo così arriva». Videoarte, azione artistica e performance necessitano di interazione e di feeling con il pubblico, dato che vengono praticate sempre in situazioni e luoghi diversi. Anche l'azione che ne risulta sarà sempre differente per via del rapporto con i fruitori, della reazione del pubblico e dell’atmosfera. «L'arte contemporanea oggi è principalmente pensiero, e dunque è estremamente eccitante e stimolante. Certo, vivendo oggi nelle cose, abbiamo la possibilità di andare ad analizzare solo gli anni Ottanta e qualcosina dei Novanta. C’è la necessità di una distanza storica e critica di almeno una ventina d’anni per poter effettuare un’analisi attenta e accurata degli eventi artistici a noi più vicini nel tempo». Attualmente al DoubleRoom si può ammirare la mostra curata da Denis Volk “Tra cielo e Terra” una suggestiva doppia installazione pittorica dell’artista sloveno Erik Mavrič. —



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