Nico Piro: «Quattrocento guerre nel mondo e in Italia non se ne parla»

L’inviato del Tg3 ha raccontato i maggiori punti di crisi del globo: «Ma ormai costa troppo seguirli»

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Quante guerre sono attualmente in corso nel mondo? È la domanda che, a livello di esperimento, lo storico inviato del Tg3 Nico Piro pone a persone che incrocia per strada. Lo ha raccontato ieri a Link, protagonista di un incontro che ha fortemente coinvolto la platea triestina. «Cinque, dieci, sette o undici, mi viene in genere risposto – spiega –. La realtà è che sono quasi quattrocento. Guerre ed emergenze che evidentemente non lo sono né per la politica né per l’informazione: ammissione, quest’ultima, della sconfitta e della crisi del giornalismo d’oggi».

Riflessione amara, specie se detta da uno di quelli che i conflitti li vivono sul campo, direttamente sulla propria pelle, tanto da snocciolarli lì per lì al pubblico come ha fatto ieri integrando il racconto con frammenti di suoi reportage. Piro indica una mappa: una carta diversa da quella che conosciamo, che sovrastima le dimensioni dell’Europa. Su quella di Peters, invece, il nostro continente si riduce e l’Africa è enorme. Il puntatore va sullo Yemen, la peggiore delle emergenze del momento secondo le Nazioni Unite: ma subito dopo si sposta sulla Sardegna. Dietro questa «guerra per procura» tra Paesi sunniti contro l’Iran, spiega, e che colpisce civili in ospedali, scuole e edifici pubblici, c’è infatti la Rwm di Domusnovas che produce esplosivi. Di «proprietà tedesca, direttamente non li vende ma lo fa dalla filiale italiana»: sono le bombe che l’Arabia Saudita continua a sganciare, come sullo scuolabus ad agosto scorso, di cui Piro mostra gli effetti. Si passa poi al campo profughi più grande del mondo, con 600mila persone all’interno. È tra Myanmar e Bangladesh e ospita i Rohingya, musulmani in fuga da persecuzioni di matrice soprattutto buddista. Un pogrom moderno, una polveriera con rischi enormi di cui non si parla: bacino di colera ma anche di nuove forze per il terrorismo islamico, che in questa situazione recluta uomini sopraffatti da ira e disperazione.

E ancora la situazione tragica dell’Afghanistan, per metà controllato dai talebani e alla massima produzione storica di oppio. Piro mostra un video girato il giorno delle elezioni d’ottobre 2018, con il prima – gli ospedali in attesa di morti e feriti – e il dopo – scene dopo che i kamikaze si sono fatti esplodere fuori dai seggi. Però per le grandi potenze è un Paese sicuro, commenta il reporter. E poi il Congo, con il paziente numero mille di Ebola, il grande inganno di una malattia che sembra malaria e la difficoltà di somministrare vaccini causa la milizia islamica che non lo permette.

Come reagire a tutto questo? Troppa attenzione in Italia ai teatrini politici: c’è invece da capire che in un mondo globalizzato non si spostano solo le merci ma anche «i problemi, che prima o poi ti vengono a bussare alla porta». Da ritrovare assolutamente secondo Piro, per l’Italia, una linea di politica estera che torni ad essere autonoma.

Toni più rasserenanti, invece, per l’incontro sul turismo e il “racconto del territorio” dove ha dominato Federico Poillucci, raccontando l’ormai noto ruolo che svolge la Film Commission Fvg da lui presieduta, ma evidenziandone anche l’interessante e meno conosciuto know-how. «Siamo rimasti – ha detto – l’unica Film Commission italiana che cura i sopralluoghi in prima persona. In questo cerchiamo sì di soddisfare le richieste di registi e scenografi ma soprattutto di metterci sempre un po’del nostro». Il risultato «sono sì centinaia di migliaia di euro d'indotto, e un grande vetrina per Trieste nel mondo». —

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