Niente tetto e facciata, l’edificio diventa tessuto

TRIESTE. I temi della residenza, dell'edificio e dello spazio pubblico e di quello per il lavoro, rappresentano le quattro sezioni dell'elegante volume edito da LetteraVentidue (pagg. 128, € 18), in cui "16 idee costruite" sintetizzano la progettazione dell'architetto triestino Maurizio Bradaschia negli ultimi vent’anni.
"Il gioco creativo", questo il titolo della pubblicazione, è introdotto da Luciano Semerani, relatore di laurea di Bradaschia allo Iuav di Venezia, che ne inquadra il linguaggio nell'ambito del proprio insegnamento e di quello dei grandi maestri dell'architettura moderna, sottolineando come nelle costruzioni dell'allievo non ci siano nè pietre nè mattoni: «Sono scomparsi “la facciata” e “il tetto”. C'è un'interpretazione “tessile” della costruzione - scrive Semerani - messa in luce soprattutto dall'importanza assegnata al rivestimento dei solidi e nella trasparenza dei setti interni». Con un occhio all'arte contemporanea.
Nel volume incontriamo così, in seno al tema della residenza, una concezione essenziale degli spazi, espressa sia nel restauro di un appartamento del Borgo Giuseppino che negli interni di un'abitazione a Scorcola: minimalismo e memoria del modernismo si fondono in ampi volumi chiari, in cui si rifrange - protagonista - la luce. Una cifra di eleganza contemporanea che si riflette altresì nella ristrutturazione e nell'arredo (condotti con Rossella Gerbini) di un immobile alberghiero sul fronte mare a Barcola, felicemente riscaldato dall'inserimento del teak. Mentre per la casa di Santa Croce dello scrittore Veit Heinichen, progettata nel 1914 per von Trapp, Bradaschia si è limitato a ripulire il preesistente, enfatizzandone il rapporto con la natura. Nell'ambito del Piano Urban compare altresì il restauro di due edifici del tessuto medievale di Trieste destinati a residenze per studenti, in cui l'architetto agisce con chiarezza evidenziando il suo intervento rispetto alle preesistenze.
La cifra dell'essenzialità, la razionale disposizione degli spazi, l'attenzione al fattore luce naturale rappresentano anche il leitmotiv degli ambienti deputati al lavoro quali lo studio legale Abeatici, il comprensorio Audi, Porsche, VW e gli uffici e showroom Midj in provincia di Pordenone.
Il volume si conclude con la sezione “Vivere e comunicare” dedicata alla spazio pubblico, in cui emerge il progetto poetico ed evocativo di piazza Don Bruno Falloni a Monteiasi, Taranto; e con il capitolo “Governare”, dedicato agli edifici pubblici e sotteso dai consueti criteri di chiarezza espressiva, di sofisticata sensibilità high tech e di approfondita conoscenza del preesistente, dai quali scaturisce il nuovo, per cui l'autore è stato apprezzato anche alla Biennale di Architettura di Venezia.
Marianna Accerboni
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