Otto potenti ore con i Beatles Immersione in una pagina di storia

Gianmatteo Pellizzari



Prima di affrontare il monumentale “The Beatles: Get Back”, poco meno di otto ore suddivise in tre puntate, ogni spettatore dovrebbe porsi una domanda. Banale ma indispensabile. Da 1 a 10, quanto m’interessano davvero i Beatles? I semplici curiosi è meglio che depongano le armi: questa esperienza, così potente e immersiva, non è fatta per loro. E, tutto sommato, non è fatta neanche per i nostalgici di buona volontà. No. “The Beatles: Get Back”, ora in streaming su Disney Plus, esige una soglia di militanza che oltrepassa la devozione. Da 1 a 10, quanto m’interessano davvero i Beatles? Qualunque numero sotto il 10, fidatevi di noi, non è abbastanza…

“Chiedi chi erano i Beatles”, cantavano gli Stadio, e Peter Jackson, beatlesiano d’acciaio, ha risposto firmando un’opera colossale. Colossale non tanto per la stazza, dati i precedenti tolkieniani del regista, quanto per la sostanza emotiva. Una formidabile ricognizione umana e artistica dentro i caratteri, gli sbalzi d’umore, le scintille d’amore, gli scontri, la goliardia, la complicità e le spiazzanti dinamiche creative di John, Paul, Ringo e George. Due location, gli studi di Twickenham e gli studi di Savile Row, un milione di sigarette, un’unica (estenuante) sessione di prove: i leggendari 22 giorni che sarebbero culminati nell’altrettanto leggendario “Rooftop concert” del 30 gennaio 1969. Atto finale dei Fab Four e, purtroppo, di un’intera epoca. “The Beatles: Get Back”, più che un documentario, è una scatola nera. Uno straordinario scrigno segreto da cui Peter Jackson, con una maniacale azione di montaggio, ha estratto immagini mai viste e registrazioni mai sentite. Mai. I quattro giganti di Liverpool ci rendono testimoni diretti di una grande pagina di storia. Non solo musicale. Ed è un privilegio che capita molto raramente. —

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