“Padrenostro” racconta i bambini al tempo della lotta armata in Italia

Tratta da una vicenda biografica del regista Claudio Noce. Il protagonista Pierfrancesco Favino: «Siamo nati tardi». Fuori concorso “The Duke”
04/09/2020 Venezia, 77 Mostra Internazionale d' Arte Cinematografica, red carpet del film Padrenostro, nella foto Pierfrancesco Favino
04/09/2020 Venezia, 77 Mostra Internazionale d' Arte Cinematografica, red carpet del film Padrenostro, nella foto Pierfrancesco Favino

Beatrice Fiorentino / venezia

Nasce da un trauma subito in tenera età, “Padrenostro”, il primo dei quattro film italiani in corsa per il Leone d’Oro alla 77.a Mostra del cinema di Venezia. Il regista Claudio Noce - già autore di “Good morning, Aman” e “La foresta di ghiaccio” - rielabora i fatti di sangue che hanno coinvolto la sua famiglia, in particolare il padre Alfonso, vicequestore all’epoca, vittima di un attentato da parte dei Nuclei Armati Proletari nel 1976. Raggiunto da diversi proiettili, lui rimase ferito, mentre un poliziotto della scorta e uno dei terroristi persero la vita nello scontro a fuoco.

Una scena difficile da dimenticare, specie ad assistervi è un bambino, com’era Noce (di due anni appena), il fratello, la sorella, mentre nessuno tra gli adulti offre adeguate risposte o spiegazioni. “Padrenostro” sposa radicalmente il punto di vista di quei bambini, un’intera generazione rappresentata nel personaggio del piccolo Valerio Le Rosa, testimone degli Anni di Piombo senza riuscire a comprendere, eppure in grado di viverne il clima di tensione e di angoscia.

Come qualsiasi coetaneo, Valerio, sensibile e solitario, cresce nel mito del padre, figura quasi mitologica avvolta da un’aura di autorevolezza e mistero. Dopo l’attentato di cui è il bersaglio sono molti i vuoti da riempire e così le domande che non trovano risposta.

«È stato un percorso doloroso – ammette il regista in conferenza stampa – e l’idea di fare di questa esperienza un film mi accompagna da lungo tempo. La difficoltà stava soprattutto nel trovare la giusta chiave, capire quale punto di vista adottare per raccontarla. Avevo bisogno non tanto di raccontare i fatti, che per molti anni sono stati rimossi all’interno della mia famiglia, quanto il modo in cui li abbiamo vissuti noi bambini. Ho voluto farne un racconto universale, non privato».

Cruciale per la realizzazione del film anche l’incontro con Pierfrancesco Favino, che avendone letto la sceneggiatura, oltre a accettare il ruolo del padre di Valerio, ha deciso di entrare nella produzione. «Ci ho visto me da bambino - afferma l’attore - il rapporto con mio padre, ho riconosciuto la mia infanzia, le stanze, gli odori, i sapori. E ho pensato alla nostra generazione che ha subito quegli eventi. Eravamo noi quei bambini che una volta mandati a letto non esistevano più, si dava per scontato che non sapessero, non capissero, ma noi guardavamo di nascosto. Non è un film sul terrorismo, ma un racconto sull’infanzia in quegli anni. È un film sulle emozioni». «La generazione di noi cinquantenni - prosegue Favino - non avendo partecipato ai grandi eventi della storia è stata un po’ messa in disparte. Siamo educati e silenti, ma ora basta scusarsi per essere nati troppo tardi. Non siamo antagonisti, ma molto laicamente non abbiamo bisogno di schierarci da una parte o dall’altra». “Padrenostro”, infatti, che sarà distribuito in sala a partire dal 24 settembre, non si schiera politicamente né dalla parte dei servitori dello Stato, né da quella dei terroristi, eroi o antieroi a seconda del punto di vista da cui si osservi la Storia . E cerca piuttosto una pacificazione, neutralizzando ogni possibile tentativo di manipolare il racconto (anche se ieri un Matteo Salvini in smoking ha fatto la sua comparsata sul red carpet).

Fuori concorso “The Duke”, commedia brillante che porta la firma di Roger Michell, ispirata alla vera storia di Kempton Bunton, pensionato sessantenne che nel ‘61 sottrasse il ritratto del Duca di Wellington di Francisco Goya dalla National Gallery di Londra (primo e unico furto messo a segno all’interno del prestigioso museo). Fedele allo spirito di Robin Hood, il gesto non mirava a ottenere un riscatto in denaro ma un’azione di sostegno del governo in favore degli anziani. Superbi gli interpreti Helen Mirren e Jim Broadbent. —



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