Pariani, Colagrande, Tarabbia tra i finalisti del Campiello

Padova. Una selezione per la cinquina finalista del Premio Campiello difficile e combattuta, con la scelta dell’ultimo romanzo al ballottaggio, «Madrigale senza suono» di Andrea Tarabbia (Bollati Boringhieri), dopo tre votazioni andate a vuoto, grazie al voto finale e decisivo del presidente della giuria Carlo Nordio. L’andamento del confronto per definire la cinquina, nel tradizionale appuntamento a Padova, è stato indice della vitalità delle proposte presenti nei 92 libri segnalati, ritenuti complessivamente con una marcia in più rispetto allo scorso anno, ma anche della varietà di temi e stili, anche con incursioni nella sperimentazione, messi in campo dagli autori che hanno portato gli undici giurati a concentrarsi nelle prime tre tornate su quattro autori e a dividersi poi su due fronti fino alla settima e ultima votazione, quando da regolamento sono andati al confronto finale i due libri più votati ma che non avevano ottenuto il quorum dei sei voti utili. Al primo giro l’attenzione della maggioranza dei giurati si è concentrata su «Il gioco dell’oca» di Laura Pariani (La nave di Teseo), la storia ambientata nel’600 di una cantastorie che sfida le convenzioni del suo tempo, che ha ottenuto sette voti, con Philippe Daverio che, preso atto che il suo voto non era più necessario a Pariani, ha dirottato su un altro libro. Via libera, al secondo, a «Carnaio» di Giulio Cavalli (Fandango), con cadaveri su cadaveri pescati in mare, e a «La vita dispari» di Paolo Colagrande (Einaudi), la parabola umana di un ragazzino che vede solo una metà del mondo; poi, alla terza votazione, è passato «Lo stradone» di Francesco Pecoraro (Ponte alle Grazie), ambientato nella «Città di Dio» che molto assomiglia a Roma. Poi, si è aperta la disputa tra l’opera di Tarabbia, che ruota attorno a un delitto e un principe madrigalista a cavallo tra’500 e’600, e «Il dono di saper vivere» di Tommaso Pincio (Einaudi). Una parità 5 a 5 fino alla scelta del presidente. Nordio, che ha ricordato con forza il valore dell’iniziativa che mette assieme la Fondazione Campiello e la Fondazione San Patrignano per coinvolgere i giovani ospiti della Comunità per la scrittura di un racconto, che verrà valutato dalla giuria del Campiello giovani, ha poi parlato di vitalità dei libri e della giuria dei letterati «che ha dimostrato di avere criteri di valutazione molto diversi. Questo è un bene perché suggerisce al lettore di leggersi tutti questi libri per capire quali sono gli orientamenti della letteratura di oggi ma anche gli orientamenti dei critici che sono diversi». Se dalla giuria dei letterati è arrivato il premio per l’opera prima, «Hamburg» di Marco Lupo (Il Saggiatore), il nome del vincitore del Campiello si saprà dai risultati della giuria dei 300 lettori la sera del 14 settembre, nel corso della cerimonia finale al Teatro La Fenice, a Venezia. —
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