Per la prima volta la città ospita il “Méliès d’or”

TRIESTE. Procede applaudito dal pubblico, a metà festival, il programma di anteprime di Science+Fiction. Entusiasmo in sala ha riscosso, mercoledì sera alla Tripcovich, la proiezione di "Dio esiste e vive a Bruxelles" del maestro belga Jaco Van Dormael ("Mr. Nobody"), premiato a Sitges e in gara per il "Méliès d'or", l'Oscar fra i film premiati ai festival europei del fantastico. Per la prima volta Trieste ospiterà la cerimonia di consegna, stasera alle 21, prima di "Profondo rosso".
Ebbene sì, secondo Van Dormael Dio esiste, vive a Bruxelles ed è un sadico pantofolaio che passa il tempo a inventare al computer vari modi con cui inguaiare la vita degli uomini. Il primogenito J.C. è scappato di casa duemila anni prima, e adesso anche la figlia di 11 anni (Pili Goryne, tenera e splendida protagonista) decide di reagire sabotando il Pc del Padre/eterno e svelando all'umanità la data di morte di ciascuno. Ne segue una raffica di indovinate riflessioni "filosofiche" sulla vita quotidiana di noi tutti, gag e sequenze grottesche e malinconiche da strappare l’applauso a proiezione in corso. A Trieste, il cosceneggiatore Thomas Gunzig, rispondendo al pubblico, ha sottolineato la professionalità del "mostro sacro" Catherine Deneuve, in una gustosa parte di fianco in cui lascia marito e vita agiata per innamorarsi di un gorilla.
Sempre per il "Méliès d'or", ieri sera è stata la volta dell'austriaco "Goodnight Mommy", premiato a Gérardmer, girato a quattro mani da Veronika Franz (moglie e sceneggiatrice del regista Ulrich Seidl, qui produttore) e Severin Fiala (babysitter dei Seidl). Si tratta di una provocatoria storia di bambini malefici con picchi di feroce sadismo. Protagonista è una presentatrice tv in odore di divorzio che torna a casa dai figli gemelli di otto anni dopo un intervento di plastica facciale. I due bambini così non possono riconoscerla, e visto anche l’insolito temperamento scorbutico, si convincono che non si tratti della loro madre.
In gara ieri, per il "Méliès d'argent" di quest'anno, il tedesco "Stung" di Benni Diez, riuscito horror della serie "insetti assassini", storia di vespe killer che depongono le uova in altri animaletti, creando predatori che troveranno negli aristocratici invitati a una festa le prede ideali. Serio pretendente all'Asteroide è infine il neozelandese "Turbo Kid" di Anouk Whissel, Yoann-Karl Whissel e François Simard, rivelazione al Sundance, che racconta la sopravvivenza di un ragazzino orfano in uno scenario postatomico, la cui unica consolazione è un fumetto. Un nuovo film che sancisce la vitalità del cinema fantastico neozelandese, dopo "Babadook".
Paolo Lughi
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