Petra Hartlieb «Vendere libri? Un’avventura folle ma Amazon si batte»

Quale può essere il motivo per cui due persone mollano tutto, un lavoro sicuro, una casa, sconvolgono i ritmi di una famiglia stabile per salvare una libreria dalla chiusura definitiva? Una libreria in un’altra città, in un’altra nazione. La risposta è: «Passione. O forse la si potrebbe chiamare follia». Lo scrive Petra Hartlieb nel libro appena uscito per Lindau “La mia meravigliosa libreria” (pag. 200, euro 17), nella versione italiana di Juliana De Angelis, che verrà presentato dall’autrice al Caffè San Marco martedì alle 19, con Silvia Chiarini. Un libro che pare una promessa, una boccata d’aria fresca rispetto gli anatemi letterari che prevedono paesaggi desertici rispetto agli improbabili futuri lettori. Petra Hartlieb, già autrice di quattro gialli e due romanzi, forte della sua esperienza ci spiega il tragitto compiuto quando lei è il marito Oliver nel 2004 decidono di rilevare una libreria a Vienna, nel quartiere di Währing, che sarebbe diventata la Hartliebs Bücher. Eppure ce la fanno, la formula che l’autrice ripete per tutto il libro è quella della determinazione. Determinazione a fare, coinvolgere, ricercare, lavorare senza soste, comunicare ai clienti quella loro stessa passione. E ce la fanno anche contro le librerie di catena o Amazon, insomma un’avventura difficile, ma consolatoria, che sa quasi di miracolo.
Quanto coraggio ci vuole, oggi, per vendere libri?
«Non c'è bisogno di molto coraggio per vendere libri. I libri sono fantastici, sono storie da raccontare alle persone! Se ne sei capace, puoi vendere un sacco di libri. Altra cosa è avere una tua libreria... per questo sì che c'è bisogno di un po' di coraggio».
Qual è stata la spinta fondamentale per intraprendere questa avventura?
«La riassumerei in tre parole: impulsività, ingenuità e realizzazione di un sogno, avere una libreria tutta mia. Le tre azioni combinate insieme sono state fatali. Quando si è trattato di formulare un'offerta è andato tutto così veloce che non abbiamo avuto il tempo di pensare molto, e forse questo è stato positivo. Altrimenti probabilmente non l'avremmo fatto».
Trieste è una delle città italiane con più lettori. Consiglierebbe a dei giovani di aprire una libreria nonostante Amazon?
«Evviva Trieste, allora! Scegliere il posto giusto è molto importante! Ai giovani dico: individuate una zona con altri buoni negozi nelle immediate vicinanze. Ciò non riduce il rischio di lavorare molto per pochi soldi, ma garantisce passaggio, visibilità. E poi, naturalmente, pensate a qualcosa di originale, a eventi, incontri, a una specializzazione. E a un sito web per offrire il proprio servizio di spedizione... è importante. E poi social media, una newsletter dedicata ai propri clienti e, e, e... molto lavoro insomma!»
Lei racconta anche i meravigliosi autori austriaci, francesi, tedeschi, inglesi, americani. Quali sono i suoi autori italiani?
«Quando ero giovane adoravo Cesare Pavese. E ora, da cinque anni, ho un grande reparto di libri in italiano, anzi, ho una seconda libreria specializzata proprio in libri in lingua originale. Grazie alla mia collega italiana Silvia Chiarini, che la gestisce, ho scoperto molti grandi autori che prima non conoscevo: Francesca Melandri, Margaret Mazzantini, Paolo Cognetti, Fabio Geda, Michela Murgia...»
Perché ha scritto questo libro?
«All'inizio volevo solo raccontare questa avventura un po' folle, di imprudenza e di speranza. Per me era importante che non fosse vissuta come una di quelle storie motivazionali, tipo “realizza il sogno della tua vita”, ma che fosse letta come una storia onesta. Per questo il libro è stato amato così tanto. Perché parlo a molte persone dall'anima, quando si tratta di realizzare sogni non si scherza. Spesso non è facile come in una fiaba, ma è il frutto di un sacco di lavoro e diligenza».
È già stata a Trieste?
«Lo devo confessare, sono stata l'ultima volta a Trieste trentadue anni fa. Ed era gennaio, freddo e grigio, e io stavo viaggiando con un ragazzo che ho lasciato una settimana dopo. Penso che questa volta andrà meglio!». —
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