Porro e Sillani, scoppia la pace tra un calligrafo e un fotografo
Un tempo scelto e sospeso è richiesto per immergersi nella “Dichiarazione Concordata di Pace” di Pietro Porro. Allo spazio trart in viale xx settembre 33, a Trieste fino al 15 giugno è visitabile l’interessante mostra “Chi Non Guarda Non Vede” curata da Federica Luser con la “complicità” di Valerio Fiandra.
Un grande gioco, potremmo definirlo dadaista, se ci volessimo riferire a una precedente personale di Pietro Porro ma un gioco serio e colto, soprattutto un viaggio. La mostra si basa sulla raffinata video-installazione di Mario Sillani Djerrahian e sulle variazioni calligrafiche di Pietro Porro per la “Dichiarazione Concordata di Pace”.
Il progetto temerario, al limite dell’ambizioso - ma per fortuna qualcuno ci prova - rappresenta la realizzazione di un sistema complesso di incastri. Il senso della ricerca viene amplificato nell’armonia delle sequenze, nella successione dei fotogrammi che accolgono e abbracciano la musica e le immagini in uno scambievole richiamo interiore. Nulla è lasciato al caso, non nel senso di programmare l’emozione, ma nella direzione della completezza massima dell’espressione di un ragionamento che poi si lascia fluire; nel senso di un messaggio articolato, raffinato ed erudito che si vuole regalare a chi decide di “guardare”.
Valerio Fiandra è colui che ha voluto far incontrare Pietro Porro e Mario Sillani, da lì è nato il dialogo visivo tra i due artisti “c’è tempo e c’è ordine - scrive Federica Luser - c’è ritmo e c’è il fluire del tempo con ordine. In questa cadenza sussultoria fatta di pause e accelerazioni si instaurano i rapporti umani. Dialoghi sussurrati, scritti, filmati, fotografati, musicati che si incontrano, scontrano, intersecano dalla carta al video e ritorno».
La grandezza compositiva di Ludwig van Beethoven, le musiche di Claudio Bilucaglia e l’assistenza tecnica di Ennio Guerrato hanno fatto del lavoro di Sillani un documento assolutamente palpitante e coinvolgente. DCP (Dichiarazione Concordata di Pace) è un dialogo fitto, attento, sinuoso in tutte le sfaccettature del sentire. Sillani penetra nei geroglifici di Porro e ne esalta la poetica, il rapporto tra il video e la carta tra il fotografo e il calligrafo diviene una conoscenza intellettuale. La mostra, tutta, è un rito, una liturgia dei linguaggi dissimili che porta a un’esperienza di riequilibrio interiore per chi si concede di lasciare indietro i pensieri e i preconcetti. —
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