Promessa sposa e ritrattista un amore rivoluzionario

Céline Sciamma insegue da tempo un nuovo canone di femminilità. Non allineato né prevedibile. Estraneo agli stereotipi che ancora gravano sull’essere donna oggi (e ieri). Dopo la freschezza dei primi sussulti d’amore tra due quindicenni in “Water Lilies”, l’affermazione dell’identità sessuale di una ragazzina “maschiaccio” in “Tomboy” e la bande de filles che accoglieva i tumulti di una ragazza di colore alla scoperta di sé nelle banlieu parigine (“Diamante nero”), in “Ritratto della giovane in fiamme”, premiato a Cannes per la migliore sceneggiatura e ora in sala, il gesto si radicalizza, si fa più maturo e intransigente. Esteticamente raffinato, politicamente rivoluzionario.

Nuovamente un amore, quello che sboccia, alla fine del Settecento, tra Marianne e Héloïse, pittrice l’una, promessa sposa l’altra. Le due si incontrano ai confini del mondo, su un’isola bretone, tra roccia, vento e mare. Entrambe scelte. Héloïse, appena uscita dal convento, per sostituire la defunta sorella nel matrimonio cui era destinata. Marianne come ritrattista, chiamata a immortalare Héloïse in un dipinto ufficiale. È nel loro gioco di sguardi, nell’atto di guardare e di essere guardate, che tra le due nasce un sentimento profondo e impossibile, un’attrazione che diventa amore senza gerarchie né ruoli da rispettare. Qualcosa di inaccettabile ai tempi e quindi da vivere nell’ombra, di nascosto, al riparo da occhi indiscreti. Ed è in queste traiettorie di sguardi e di sottrazioni che si fonda il paradosso teorico di Sciamma, nell’uso sfrontato del campo e del fuori campo che mette al centro ciò che è invisibile o proibito per ridefinire l’universo femminile. Questo è un film di sole donne. Ambizioni, respiri, desideri, generosi atti di solidarietà. Dell’uomo, relegato fuori dallo schermo, entrano in scena solo gli effetti che attraversano il corpo femminile e ne condizionano l’esistenza (gravidanze indesiderate, suicidi, l’esclusione dalle posizioni sociali di potere o prestigio, appannaggio esclusivo degli uomini). Un melò coraggioso, elegante e senza tempo che capovolge le prospettive sottraendosi alla dittatura del “male gaze”.

BEA. FIO.





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