“Quello che manca nell’amore” è nel filo che lega genitori e figli

Il nuovo di libro di Michael Frank, autore de “I Formidabili Frank”, esplora ancora i rapporti familiari



Le relazioni familiari, i sentimenti, l’amore, i rapporti tra genitori e figli, sono spesso un territorio così profondo e insondabile da risultare un labirinto dove, però, può sempre esserci una via d’uscita. Ed è una via segnata, sempre, dall’amore, seguendo il filo di “Quello che manca”, come titola il nuovo romanzo di Michael Frank (Einaudi, pagg. 351, euro 20, traduzione di Federica Aceto), indimenticato autore de “I Formidabili Frank”, dedicato alla sua complicata famiglia.

E anche qui, gettando un ponte fra l’Italia e l’America, fra New York e la Liguria, Michael Frank esplora i tortuosi percorsi delle relazioni familiari, imbastendo un groviglio ai limiti del credibile che ha però il merito, come ogni buon racconto, di suggerire più domande che risposte in un percorso sentimentale fatto di segreti, ossessioni, passioni, che girano intorno alla questione di cosa significhi essere genitori e figli, o meglio padri e figli.

In un’estate assolata Henry Weissman e suo figlio adolescente Andrew sono in vacanza a Firenze. Henry è uno stimato medico newyorchese specializzato in fecondazione assistita divorziato da Judith, Andrew un ragazzo sensibile fresco reduce di una delusione amorosa. Alla Pensione Ricci dove alloggiano c’è anche Costanza Ansaldo, giovane e attraente traduttrice italiana di origini liguri, che vive anche a lei a New York, in vacanza a Firenze per riprendersi dal lutto dopo la morte del più anziano marito Morton, scrittore ebreo di grande fama. L’incontro casuale fra Andrew, Henry e Costanza cambia il corso della vita a tutti e tre. Henry e Costanza si innamorano, e quando tornano tutti a New York lei va a vivere da lui. Nella relazione fra i due presto si delinea un obiettivo: avere un figlio. Costanza, che è sulla soglia dei quarant’anni, vorrebbe avere quel figlio che Morton le ha negato. Un figlio con Henry sarebbe il coronamento degli sforzi per ricucire un tessuto affettivo che la vita ha lacerato. I tentativi però di rimanere incinta non vanno a buon fine. Ma visto che Henry è un ginecologo il cui scopo è proprio quello di aiutare la donne al mettere al mondo i figli ,ecco che la scelta di ricorrere all’inseminazione assistita diventa d’obbligo. Qualcosa però, non va per il verso giusto. Soprattutto Henry nasconde un segreto che lo tormenta. E che ha che fare con il suo vecchio amico e socio Isaac Schoenfeld, con il quale Henry da tempo non ha più rapporti. Anche Costanza si porta dietro, al di là del lutto per la morte di Morton, un antico dolore: il suicidio di suo padre quando lei aveva appena quattordici anni. Intorno alla coppia Henry-Costanza si muove poi una costellazione di personaggi affettivamente legati ai due: il vecchio Leopold, il padre di Henry, vedovo scampato alla Shoah, e che adesso a dispetto dell’età vuole sposare la sua badante nera. Justin, il figlio maggiore di Henry e fratello di Andrew, alle prese con la sua bisessualità. Maria Rosaria, ottantenne mamma di Costanza, che capita in visita a New York proprio nel momento in cui tutte le verità vengono a galla facendo esplodere la miscela affettiva, lasciando Henry solo come un naufrago alla deriva. Sembra il plot una commedia alla Woody Allen. In realtà Michael Frank, mantenendo la scrittura su toni che non scadono mai nel melodrammatico né, al contrario, nella farsa, sistema con abilità le tessere del mosaico narrativo in quello che a tratti sembra assumere l’aspetto di un saggio sulla procreazione assistita e sulle infinite implicazioni della genitorialità biologica. In tempi in cui gestire i propri destini non è qualcosa di legato al fato ma alle precise scelte che si posso fare anche nei complessi, fragili e instabili legami d’amore. —

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