Regina King: «Lettera d’amore a quattro icone della lotta per i neri»

La regista e il cast di “One night in Miami” collegati via Zoom alla presentazione Il confronto vero fra Cassius Clay, Malcom X, Sam Cooke e Jim Brown



«A sessant’anni dalla morte di Malcolm X, i discorsi sui diritti delle persone di colore non sono cambiati: come essere accettati, come ottenere vera parità coi bianchi. Siamo ancora allo stesso punto». Regina King, la regista di “One Night in Miami”, è apparsa alla Mostra del Cinema di Venezia solo in video, in una conferenza via Zoom insieme al cast, come si usa nel nuovo mondo post Covid-19. Eppure le sue parole e il suo film, attesissimo e presentato ieri fuori concorso, hanno attraversato il Lido come una freccia dritta al cuore delle proteste del Black Lives Matter che stanno scuotendo da mesi gli Stati Uniti.

“One Night in Miami” è il debutto da regista di King, vincitrice del Premio Oscar 2019 come miglior attrice non protagonista in “Se la strada potesse parlare” e protagonista della serie tv “Watchman”. La trama racconto un fatto vero: la notte trascorsa insieme da quattro icone afroamericane, Malcom X (Kingsley Ben-Adir), Cassius Clay (Eli Goree), il cantante Sam Cooke (Leslie Odom Jr) e il campione di football e attore Jim Brown (Aldis Hodge), subito dopo l’incontro di pugilato che incoronò Clay campione dei pesi massimi, il 25 febbraio 1964. Doveva essere una notte di festeggiamenti, si trasformò in un confronto serrato a spesso aspro sul razzismo, l’integrazione della comunità nera, la posizione di ciascuno di loro nei confronti dei bianchi.

Lo sceneggiatore Kemp Powers ne aveva tratto ancor prima una pièce di successo dilatando e immaginando i discorsi fra i quattro amici, in uno dei momenti caldi della lotta per i diritti degli afroamericani. Il film è stato comprato da Amazon e la sua uscita era stata rimandata a causa del Covid. Ma, dice Regina King, «dopo gli assassini di George Floyd e Breonna Taylor abbiamo capito che questo era il momento di mostrarlo al mondo. Forse sarà un piccolo tassello di una trasformazione ormai assolutamente necessaria». Quasi tutto girato in una stanza d’hotel con impianto teatrale, il film è sostenuto dall’eccezionale interpretazione dei quattro protagonisti. E non nasconde gli aspetti controversi della figura di Malcolm X che, proprio nei giorni in cui Clay stava annunciando al mondo la sua conversione all’Islam cambiando nome in Muhammad Ali, decideva di lasciare la comunità della Nazione dell’Islam con la quale fino ad allora aveva combattuto per la comunità afroamericana.

Le quattro icone discutono, e paiono incarnare le diverse posizioni della comunità nera negli anni Sessanta, e forse di oggi: Malcolm X era convinto che il “black power” passasse attraverso l’affermazione della religione musulmana e la demonizzazione dei bianchi, senza compromessi. Sam Cook e Jim Brown, che lavoravano nel mondo dello spettacolo anche per il pubblico dei bianchi, pensavano invece che l’emancipazione dei neri dovesse essere prima di tutto economica. Clay, invece, per primo si era reso conto di poter davvero cambiare le cose col suo successo: «Quando mi ha visto interpretare Cassius Clay, mia madre ha pianto», ha raccontato Eli Goree. «Clay ha avuto un grande impatto su di lei e le persone della sua generazione: è stato la prima persona afroamericana a dire apertamente di essere meraviglioso e influire sull’orgoglio e sull’autostima della gente di colore».

«I protagonisti sono quattro icone che muovevano le folle e sentivano tutto il peso di questa responsabilità», ha spiegato Regina King. «Il film mette in luce la loro vulnerabilità, anche le loro paure. Era il momento di raccontare i neri senza cliché, nella complessità di quello che siamo. Questo film è una lettera d'amore alla lotta di queste persone coraggiose, alla loro personale esperienza umana contro il razzismo che tutti purtroppo hanno assaggiato». —

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