Rivive l’eredità di Slataper: gli scritti dell’autore saranno custoditi all’Archivio di Stato di Trieste

Ufficializzata dalla famiglia la donazione del fondo che raccoglie i testi, le bozze e gli appunti dello scrittore triestino sopravvissuti alla “diaspora”. La cerimonia di consegna nel giorno d’uscita dell’audiolibro de Il Mio Carso

Paolo Marcolin
Una splendida immagine di Scipio Slataper fotografato nel «suo Carso»
Una splendida immagine di Scipio Slataper fotografato nel «suo Carso»

Le carte restano a Trieste, ma diventano definitivamente patrimonio dello Stato. E le parole del Mio Carso tornano all’ascolto, affidate a una nuova interpretazione e a un’ambientazione sonora. Venerdì 30 ottobre due appuntamenti, all’Archivio di Stato e al Circolo della Stampa, accostano la conservazione dell’eredità di Scipio Slataper alla possibilità di farne circolare l’opera attraverso linguaggi diversi. A unire le iniziative è anche Aurelio Slataper, nipote dello scrittore: donatore dell’archivio e collaboratore alla realizzazione del nuovo audiolibro.

Il primo incontro è previsto alle 11.30 all’Archivio di Stato, in via La Marmora 17, dove sarà presentata la donazione del fondo. Non si tratta dell’arrivo in istituto di carte finora custodite altrove. Il corpus dei manoscritti e della documentazione dello scrittore era stato infatti già affidato in deposito da Aurelio Slataper all’Archivio di Stato nel 2003. La donazione segna dunque un passaggio diverso e sostanziale: dalla custodia di un patrimonio privato alla sua acquisizione pubblica definitiva, nel segno della continuità della conservazione e della consultazione. Dietro quella scelta c’è una storia che Aurelio Slataper ricostruisce partendo dalla nonna, Luisa Carniel, detta Gigetta, moglie di Scipio. Desiderava che il lascito del marito fosse ordinato, catalogato e reso consultabile; ne aveva parlato con Biagio Marin, che le aveva indicato un giovane cui affidare il lavoro. Nel ricordo del nipote, questi frequentò la casa per un paio d’anni: fu in quel periodo che alcune carte vennero a mancare. A segnalare ad Aurelio la presenza in Svizzera di fogli manoscritti dello scrittore messi in vendita fu Giuseppe Prezzolini. Sempre secondo il suo racconto, Prezzolini si offrì di acquistarli, ma il venditore si ritirò quando comprese che dietro l’operazione c’erano gli eredi.

Aurelio collega a questa vicenda anche il successivo approdo di una parte dei materiali a Pavia e ricorda il tentativo del professor Elvio Guagnini, critico letterario e saggista, di farli acquistare dall’Università di Trieste, rimasto senza esito per mancanza di fondi. Nel suo racconto trova così posto anche il nucleo Slataper conservato al Centro Manoscritti dell’Università di Pavia: abbozzi e testi creativi, bozze corrette del saggio Ibsen, scritti sull’irredentismo e corrispondenza.

Una parte dell’eredità documentaria dello scrittore è dunque custodita lontano dalla città cui resta legata la sua opera. La dispersione, racconta ancora Aurelio, rese necessaria una tutela più rigorosa: al vincolo sul corpus seguì la decisione di affidarlo all’Archivio di Stato, dove la consultazione potesse avvenire con le garanzie e i controlli di un istituto pubblico. Manoscritti, lettere, diari, appunti e scritti politici permettono di seguire il lavoro dell’autore, i suoi rapporti familiari e intellettuali, il legame con Trieste e il confronto con l’ambiente della «Voce». Fra le carte conservate a Trieste, Aurelio segnala anche un biglietto di Gigetta ad Anna Pulitzer (Gioietta), della fine di aprile del 1910, nel quale si legge: «Sanno tutto di voi». Due giorni dopo, ricorda Aurelio, Gioietta si tolse la vita.

Il valore del fondo non si esaurisce però nella biografia: le carte consentono di ricostruire la formazione dei testi e di osservare la distanza fra la pagina in elaborazione e quella consegnata ai lettori. Alla presentazione interverranno Antonietta Colombatti, direttrice dell’Archivio di Stato di Trieste, Luca Caburlotto, soprintendente archivistico del Friuli Venezia Giulia, e Cristina Benussi, che approfondirà la figura e l’opera dello scrittore. Sarà presente Aurelio Slataper, la cui scelta consolida un rapporto con l’istituto avviato oltre vent’anni fa.

Dalle carte alla voce, il secondo appuntamento si terrà alle 17.30 al Circolo della Stampa, in corso Italia 13, al secondo piano. Al centro sarà il nuovo audiolibro sonorizzato del Mio Carso, pubblicato da Officina Fonica Torino Edizioni. La lettura è affidata all’attore e doppiatore Alberto Ricci Höiss; il progetto sonoro porta la firma di Luigi Rocco Conte, fondatore di Officina Fonica Torino. Quattro ore e trentasei minuti di ascolto nelle quali la narrazione si accompagna a un lavoro di ambientazione acustica, pensato per restituire la dimensione lirica della scrittura e il suo rapporto con il paesaggio. Non è, tuttavia, il primo incontro fra il libro di Slataper e l’audiolibro. Già qualche anno fa, nel 2009, era uscita per LibriVivi un’edizione interpretata dall’attore triestino Dario Penne. L’incontro sarà introdotto dal presidente del Circolo, Pierluigi Sabatti, e moderato da Luca Zorzenon, presidente del Centro Studi Scipio Slataper. L’ingresso è libero fino a esaurimento dei posti.

I due momenti della giornata indicano così possibilità complementari di frequentare un classico: risalire alle carte, alle tracce materiali del lavoro dello scrittore, oppure tornare al libro attraverso una voce. Da una parte la donazione rende definitivo un affidamento maturato nel tempo; dall’altra una nuova interpretazione rimette in circolo le parole. In entrambi i casi, l’eredità di Slataper non viene soltanto custodita: resta disponibile alla ricerca e alla lettura.

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