Paure e abbagli digitali: a Scienza e Virgola Mautino spiega come non perdere la fiducia nella scienza

In “Vertigine” la biotecnologa e divulgatrice scientifica evidenzia i rischi di cure mediche fai da te: «Non si può cedere sul rigore, le scorciatoie portano fuori strada»

Elisa Grando
Beatrice Mautino
Beatrice Mautino

Il nostro rapporto con la salute, la malattia, e quindi la cura: non c’è argomento più delicato in un mondo digitale che ci illude di poter trovare da soli tutte le risposte. È proprio quando siamo alle prese con una patologia, soprattutto se rara o progressiva, che diventiamo più vulnerabili e capita che, invece di affidarci alla scienza medica, ci affacciamo magari al baratro delle cure non scientifiche, solo apparentemente miracolose.

Di questa “Vertigine” parla, fin dal titolo, il libro edito da Mondadori che Beatrice Mautino, biotecnologa e divulgatrice scientifica, presenterà domenica 10 maggio alle 11 al Caffè San Marco nell’ambito di Scienza e Virgola, con il condirettore de Il Piccolo Alberto Bollis.

Il tema è affidarsi alla scienza, o almeno imparare a farlo proprio nel momento complesso in cui dominano la paura e l’incertezza: è successo anche all’autrice di fronte alla diagnosi di tumore raro per un suo caro.

Nel libro Mautino ripercorre le presunte cure rese celebri dal clamore mediatico, come Stamina o la cura Di Bella che alla prova della scienza si sono rivelate solo illusioni, ma anche casi virtuosi come quello del SR-Tiget dell'Ospedale San Raffaele di Milano che ha scoperto terapie geniche innovative per le malattie rare nei bambini, o i farmaci che rivoluzionano la percezione collettiva di alcune malattie, come l’Ozempic con l’obesità: un percorso comune, tracciato insieme ai lettori, tra aspettative, medicina, speranza e cura.

Perché, soprattutto negli ultimi anni, a volte la fiducia nella scienza vacilla?

«Rispetto al passato si sono perse un po’ le gerarchie. Mia nonna o miei genitori avevano come riferimento il medico, magari l’unico del paese, dal quale passava il grosso delle informazioni. Oggi vediamo notizie di qualsiasi tipo, da quelle affidabili di giornalisti scrupolosi, a quella del truffatore che vende il fungo miracoloso per curare il tumore. Soprattutto sui social queste notizie hanno lo stesso aspetto, e quindi paiono avere lo stesso valore. Orientarsi da soli in questa giungla di informazioni è difficile».

Quali strumenti possiamo utilizzare?

«La prima cosa è costruirsi una base di fonti affidabili per proteggersi dalla disinformazione. Le notizie troppo allarmanti o troppo belle, magari diffuse solo da un profilo social, devono farci accendere le antenne. E quando ci imbattiamo nella cura miracolosa dobbiamo ragionare su chi la sta proponendo: è all’interno di un’istituzione? È a pagamento? Va ricordato che, se una cura è ufficiale e riconosciuta, il Servizio sanitario nazionale la copre. Insomma, dobbiamo diffidare dei guru e delle soluzioni semplici a problemi complessi».

Nel suo libro spiega le procedure indispensabili per verificare l’efficacia e la sicurezza dei farmaci e come, a volte, i tempi lunghi spingano a cercare alternative lontane dalla scienza…

«Io stessa sono stata attratta da certe soluzioni poco scientifiche o respinta dai metodi della scienza fatti di tanti controlli, passaggi, tempo. Ci possiamo cascare tutti. Vorremmo avere risposte nette sui farmaci che ci curano, ma la scienza è una questione di probabilità, rischio, percentuali. L’incertezza non piace a nessuno, ma dobbiamo imparare a gestirla perché non abbiamo alternative efficaci rispetto ai metodi scientifici per ottenere risposte utili. Non si può cedere sul rigore, altrimenti prendiamo scorciatoie che ci portano fuori strada».

Sta cambiando anche la fiducia nella sanità pubblica?

«Il nostro Servizio sanitario nazionale è in difficoltà, e quindi anche tutta la medicina del territorio che è il nostro primo contatto con la scienza. Nel libro racconto come ci si rivolga al Pronto soccorso sempre più spesso non per urgenze, ma per controlli di routine, perché magari per prenotare un esame ci vogliono mesi, o anni. Così si perde la fiducia e magari si finisce per pagare un prezzo altissimo, in privato, anche solo per trovare qualcuno che ci ascolti».

Il Covid ha segnato un prima e un dopo nella nostra percezione della cura?

«Il racconto della scienza è sempre stato di risultati, mentre durante questa pandemia abbiamo visto quello che di solito vede solo la comunità scientifica: un continuo succedersi di ipotesi e risposte che cambiano. Nella scienza è assolutamente normale, da fuori sembrava un susseguirsi di litigi e dati mai certi. È vero che è aumentata la percezione della scienza come confusionaria o legata a interessi politici, ma siamo anche uno dei paesi che si è vaccinato di più: c’è più fiducia di quanto pensiamo». —

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