Scotti racconta una città contesa fino ai nostri giorni

Parte da un punto di vista in prima persona, come spesso nei suoi libri, Giacomo Scotti per raccontare “La città contesa. Fiume 1918-1924. Un lustro e più di lotte e rivolte” (Ed. Besamuci, pagg. 397, euro 20), ampia monografia dedicata alla città di Fiume con particolare attenzione all’impresa Dannunziana in tutte le sue implicazioni e sfaccettature. Già dall’inizio, ricordando un suo incontro nei primi anni del secondo dopoguerra con un mendicante a Fiume che sosteneva di essere uno dei figli illegittimi sfornati dal Vate durante la sua permanenza in città, Scotti mette l’accento sulle sofferenze, le ferite e insomma i segni lasciati da una Storia che non è stata molto generosa con quella terra. Dal Patto di Londra in avanti, dalla costituzione nell'ottobre 1918 del Consiglio nazionale presieduto da Antonio Grossich che proclamò l'annessione al Regno d'Italia, fino alla cronaca di questi giorni con le recenti polemiche in occasione della posa della statua di D’Annunzio a Trieste, Scotti ripercorre ad ampio raggio le vicissitudini storiche di Fiume, città strattonata e alla fine “imbottigliata dentro uno dei primi confini creati per non soddisfare nessuno”.



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