Se l’uso distorto dei sondaggi orienta l’opinione pubblica allora si vive nella “sondocrazia”

“Ci salveremo”, scrive Ferruccio de Bortoli, nelle pagine lucide e appassionate di “appunti per una riscossa civica” (Garzanti, pagg. 176, euro 16). È un atto di fiducia, in una serie di virtù diffuse tra gli italiani, dal genio alle qualità espresse da un volontariato generoso, dall’intraprendenza che fa crescere bene le nostre imprese alle capacità culturali di umanisti e scienziati. In un insieme di virtù civili che fanno da contrappeso a una antica e pur sempre presente tendenza al particolarismo, all’illegalità, all’evasione fiscale, alle piccole e grandi fastidiose furbizie che avviliscono la nostra vita comune.
Purtroppo, “il cattivo esempio paga”. Eppure, nonostante il degrado di sentimenti e passioni, i nuovi volti del razzismo, la crescente rancorosa volgarità che invade anche il mondo politico, de Bortoli sostiene che c’è ancora spazio per valorizzare il senso di responsabilità come dovere civico, la forza della storia positiva del nostro passato, una idea di cittadinanza come impegno civile per la collettività. Liberandosi “dalla paura” ed emarginando chi ne fa leva di consenso, si possono fare emergere “le virtù nascoste di un Paese che può risorgere”.
Il problema è che proprio i protagonisti della scena politica inseguono quasi esclusivamente il consenso, al seguito degli ondeggiamenti e delle emozioni istantanee dell’opinione pubblica, invece che costruire un consenso ben informato su progetti, speranze fondate, strategie per un migliore futuro. Anzi, peggio, ne alimentano le pulsioni più negative, con slogan demagogici e fake news, sino alla costruzione continua di nemici, all’indicazione di facili capri espiatori.
Lo racconta bene Nando Pagnoncelli, presidente di Ipsos, la più autorevole società di ricerche demoscopiche, in “La penisola che non c’è” (Mondadori, pagg. 128, euro 17). Nel libro, ben costruito e incisivo, Pagnoncelli mette in guardia dai rischi della “sondocrazia” (l’espressione è di Stefano Rodotà), dall’uso distorto dei sondaggi non come strumento di conoscenza, ma come “oracolo” e leva di orientamento strumentalizzato dell’opinione pubblica. Un’opinione fragile, emotiva, viziata da una “dieta mediatica” quasi tutta segnata dalla tv e da un’informazione dei social quanto mai approssimativa. Il risultato è una percezione dell’Italia lontana dalla realtà: pensiamo che gli immigrati siano il 30% della popolazione (sono solo il 7%), ci sentiamo più poveri, fragili, insicuri, minacciati di quanto invece dimostrano dati e fatti. In Europa siamo campioni della “distorsione percettiva” ovvero “dell’indice di ignoranza”. E lì albergano le paure e i risentimenti, sino alla frattura sociale. Se ne esce? Pagnoncelli ha fiducia nelle nuove generazioni che, lavorando su conoscenza e buona informazione, possono ribaltare quest’allarmante deriva democratica.
Ci tocca anche fare i conti con “L’illusione del cambiamento-L’Italia di oggi, l’Italia di domani”, per dirla con il titolo del libro di Alessandro Aleotti (Bocconi Editore, pagg. 126, euro 16). Le mutazioni derivanti “dall’egemonia della tecnica”, dal tramonto dello Stato-nazione, “dalla pervasività della mediatizzazione” e dall’esplosione della mobilità hanno bisogno di nuove categorie interpretative, come i paradigmi della civilization. E di ragionamenti, fuor di retorica, sulle nuove dimensioni del lavoro in epoca digitale.
Per cercare di capire meglio il senso dei tempi, è utile leggere anche “Scusi prof, cos’è il populismo?” di Andrea Boitani e Rony Hamaui (Vita e pensiero, pagg. 172, euro 13). È una sorta di “dialogo socratico” con uno studente, sotto gli archi dei chiostri dell’Università Cattolica di Milano, per analizzare le radici del fenomeno che coinvolge gran parte delle società democratiche (facendo leva su strutturali debolezze) e cercare di dare risposte serie, al di là delle soluzioni apparentemente facili, alle grandi questioni della rappresentanza, della partecipazione, della responsabilità delle classi dirigenti e all’importanza di essere ben informati, senza delegare il nostro destino a “un uomo solo al comando”. —
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