Se Zeno avesse bevuto un “nero” aneddoti e curiosità del caffè

I giornalisti Andrea Cuomo e Anna Muzio firmano un volume sulla storia della bevanda, che non può non coinvolgere anche Trieste



Magari se a Zeno Cosini nel suo primo invito a casa delle sorelle Malfenti fosse stato offerto un caffè, invece del solito té bon ton, la sua coscienza avrebbe ricevuto la sferzata d'energia necessaria ad affascinare la volitiva Ada e a non ripiegare sulla modesta Augusta. Invece Italo Svevo fa entrare e uscire il suo eroe dai caffè, intesi come bottega, solo per l'acquisto delle dannate sigarette. Caffeina e nicotina, nota relazione pericolosa, raccontano, in una delle variegate schede scientifiche, di aneddoti e curiosità, a irrobustire il volume "Mondo caffè" (Cairo editore, pagg. 319, euro 18) i giornalisti Andrea Cuomo e Anna Muzio. Un excursus che raccoglie gli aspetti salienti di questa bevanda magica, ora introdotta come ingrediente anche nelle ricette culinarie degli chef pluristellati qui a disposizione del lettore.

E pensare che i sacchi di caffè erano stati snobbati dai razziatori, convinti si trattasse di cibo per i cammelli, nella disfatta dell'esercito ottomano di Mustafà Pashà del 1684 a Vienna, che lasciò sul campo tesori, bagagli e rifornimenti, grazie alla provvidenziale spallata inferta dei tremila ussari alati di Jan Sobieski.

L'avanzata islamica sarebbe stata bloccata, la cristianità salva, ma il modo di bere occidentale mutato per sempre. Divisi dalla fede ma uniti dal gusto per quel liquido amarognolo, che un soldato particolarmente perspicace seppe far fruttare, una volta dolcificato. Il caffè, in arabo 'qawha' si diffonde nel XV secolo, probabilmente partendo dalla città di Moka, nello Yemen, fino a raggiungere la Turchia e racconta il viaggiatore Pietro Della Valle "la state si fa rinfrescativa e l'inverno al contrario e si beve succhiandola poco a poco". Sdegnato il clero, pare, chiese la proibizione del caffè, "roba da mori", ma papa Clemente VIII risolse brillantemente, battezzando la bevanda. Nel 1777 Federico di Prussia proclamò invano la superiorità della birra sul caffè per convincere i sudditi a riattaccarsi al boccale già dal mattino. Mezzo secolo prima a Venezia sotto le Procuratie nel Caffé Florian, lo sorseggiano nobili, artisti, borghesi, politici e dongiovanni, disdegnato dalla plebe che resta fedele al grappino dell'alba, finché inventa il 'resentin'.

Trieste, dal 1719 porto franco dell'impero austro-ungarico, unico suo sbocco sul mare, presto diventa una città del caffè, raccogliendo di fatto l'eredità veneziana. Nel libro un'accurata geopolitica del chicco, dei Paesi produttori, del volume di affari e delle varietà. E alzando gli occhi ai fregi del cittadino Caffè S. Marco non si colgono, come sembra, ciliegie, bensì bacche di caffè.

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