Seguendo Elias Canetti nella sua discesa infernale

Amos Mattio è poeta e narratore. Nato a Cuneo nel 1974, vive a Milano dove collabora attivamente con la Casa della Poesia. Ha pubblicato diverse raccolte in versi, è presente in diverse antologiche tra cui “Nuovissima poesia italiana” e “Almanacco dello Specchio” (entrambi Mondadori). È anche autore del romanzo “Luna di notte” (Gremese), candidato al Premio Strega nel 2012 e finalista al Premio Stresa. La sua ultima raccolta in versi si intitola “Il vizio di sistema” (Italic-peQuod Edizioni). Mattio ha una scrittura elegante, classica. Nella silloge tripartita, il vizio è una sorta di inadeguatezza alla vita, non per questo rifiutata. Una poetica che si alimenta dell’idea di viaggio e paesaggio, un viaggio che è (anche) tutto interiore pur seguendo la rotta di diversi luoghi: da Parigi, al Mar Nero passando attraverso Trieste. Ciò che ci restituisce è una sorta di disorientamento ingentilito dalla levità di una metrica precisa e che ci introduce nel ritmo di un’esistenza che sa porsi delle domande. Il suo consiglio: «“Auto da fè” di Elias Canetti è una di quelle opere che dividono: accecante, travolgente, sconvolgente e indimenticabile, ma non per tutti. I viziosi della trama si troveranno ingarbugliati in una struttura complessa, asfittica e ossessiva, una ragnatela di immagini surreali che si infittisce con il procedere delle pagine; ma saranno ripagati con interessi a doppia cifra se sapranno perdersi nella nebbia onirica e nell’affascinante sintassi della grande letteratura tedesca, e seguire da vicino i movimenti di Peter Kien, quarantenne sinologo di fama mondiale, che entra ed esce dal suo mondo fatto di segni e di libri, sprofondando lentamente verso un gran finale nel segno del fuoco. Il percorso tripartito (“Testa senza mondo”, “Mondo senza testa” e “Il mondo nella testa”) scandisce i movimenti di una discesa infernale, dove il viaggio è più importante della meta, in compagnia di varia umanità grottesca e demoniaca, dalla rozza governante Therese al rude portinaio Plaff, al terribile nano Fischerle, malvivente e scacchista fallito, al finto cieco Johann Schwer…».
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