Si può vivere anche senza il cuore se c’è qualcuno che ce lo fa battere

Una mattina Andrea Dileva, quarantenne professore di greco, si sveglia senza più il cuore. Non ci sono dubbi, durante la notte il suo cuore è scomparso, non batte più, la cassa toracica è muta. La sua compagna, Laura, accosta l’orecchio al petto di Andrea ma niente, effettivamente il cuore non si sente. Passato il primo momento di sconcerto e di vero e proprio panico, Andrea va a farsi visitare da Angelica, sua grande amica e passione di un tempo, che di mestiere fa il medico. Angelica esegue tutti gli esami e conferma: il cuore di Andrea è sparito, non c’è più, al suo posto è rimasta solo un’impronta, un’area cava che conserva unicamente la forma dell’organo della vita. Com’è possibile che Andrea continui a vivere senza il cuore? Come può sopravvivere visto che, per di più, poco alla volta, scompaiono anche fegato e polmoni?
L’esistenza quotidiana di Andrea Dileva, come quella di tanti, orbita in un sistema di relazioni complesse, un intreccio di sentimenti che formano una rete fragile e intricata: c’è Carla, amica e quasi-amante, sposata con Claudio - il cui amore con il tempo “si era trasformato in una forma accurata di persecuzione” - e madre del piccolo Simone, che Andrea adora come fosse figlio suo. Poi c’è Cristina, sorella di Claudia, e Roxana, la colf che si divide fra la case di Angelica e quella di Andrea. Ciascuno di questi personaggi a sua volta ha una storia, un passato lontano o recente con cui fare i conti, e che riverbera sul presente assenze e fallimenti.
E adesso che “Il cuore non si vede” (Einaudi, pagg. 146, euro 17,50) le cose si complicano, non solo per Andrea ma per quanti gli stanno intorno. Nel suo ultimo romanzo Chiara Valerio disegna una mappa delle metamorfosi sentimentali a partire dall’avventura di un Ulisse contemporaneo che, smarrito in se stesso, sta perdendo pezzi del suo corpo. Aggrappandosi agli affetti rimasti, Andrea Dileva cerca di dare un senso a ciò che gli accade anche se “il futuro non gli interessava”, “il suo sentimento più persistente era il tramonto”. È il suo rapporto in crisi con Laura la causa della scomparsa del cuore? Oppure, come per la mitologica Medea, c’è una sorta di efferatezza dentro ciascuno di noi che si scatena quando scopriamo che il cuore “garantisce la definizione del sé ma non la relazione con gli altri?”.
Andrea cerca di capire cosa gli sta succedendo, sorretto dagli affetti che lo circondano. Nella storia medica non ci sono precedenti, se non quello di Arrigo, un uomo vissuto negli anni Trenta del Cinquecento, la cui vicenda Angelica scova in un antico trattato: Arrigo aveva perso entrambi i reni, eppure era riuscito a campare anni. Ma la spiegazione forse più plausibile la scova Cristina, sorella di Carla: “Abbiamo subito una mutazione fisiologica - dice - di qualcosa che emotivamente è sempre stato, noi esistiamo in relazione, dentro e fuori. La vita umana è una relazione tra gli organi e tra gli esseri viventi, non è possibile occuparsi della salute, della vita stessa di un uomo senza studiarne i rapporti sentimentali, emotivi, lavorativi anche”. E dunque alla base di quella spinta irrefrenabile alla vita e alla prosecuzione della vita che gli scienziati chiamano omeostasi, ci sono proprio i sentimenti. Il nostro cuore batte se c’è intorno a noi c’è qualcuno che lo fa battere: “È solo l’umano che trasforma l’umano, niente altro. Noi con la nostra sola presenza possiamo, col corpo, noi e solo noi, modificare i movimenti dei corpi che incontriamo”. E dunque, conclude Cristina, “Andrea non è morto perché ha intorno persone che fanno le funzioni dei suoi organi, io per esempio penso di essere il suo fegato”. Delicato e allo stesso tempo ironico e brillante, il romanzo di Chiara Valerio indaga le meccaniche relazionali con una scrittura che ha il passo di una favola contemporanea dove si specchia una condizione tanto spesso condivisa simile a quella di Andrea. Il quale, senza più gli organi vitali, svegliandosi al mattino “sano e robusto si sentiva, ma cavo”. —
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