Sinigaglia a Torino con “Il Pantarèi”, un secondo debutto dopo oltre trent’anni

TRIESTE Proust, Joyce, Musil, Svevo, Kafka, Céline, Faulkner, Robbe-Grillet. Sono questi gli otto autori di cui Daniele Stern, collaboratore editoriale e aspirante scrittore, compila delle schede per un'enciclopedia della donna. Siamo alla fine degli anni Settanta, le enciclopedie vanno per la maggiore e si usa ancora la macchina da scrivere. Stern deve redigere una breve storia del romanzo del Novecento e sceglie i nomi di coloro che, secondo lui, hanno maggiormente rivoluzionato la letteratura moderna. Questo giovane uomo, in crisi perché lasciato dalla moglie che ama ancora, alle prese con una nuova amica e allo stesso tempo attratto fatalmente dai ragazzi, è il protagonista del romanzo di Ezio Sinigaglia “Il Pantarèi” (TerraRossa Edizioni, pagg. 316, euro 15,50), che verrà presentato oggi, alle 14.30 nella sala Avorio, al Salone del Libro di Torino, con l’autore e l’editore Giovanni Turi.
Un romanzo complesso e affascinante, che presenta stili diversi nella scrittura e non risparmia giochi narrativi né ricercatezze nell'uso della lingua. Alla parte descrittiva di Daniele Stern, del suo lavoro editoriale che lo assorbe completamente e dei suoi tormenti affettivi, si alternano in tutto il libro le parti saggistiche, ovvero le schede sugli scrittori sopracitati che vengono man mano elaborate dal protagonista. Una composizione accurata e armoniosa, un'avventura tra i capolavori letterari dello scorso secolo in cui si rispecchia di continuo la vita privata di Stern e non ultimo il suo desiderio nascosto: quello di comporre lui stesso un romanzo. Stern osserva l'importante recupero della nozione di inconscio da parte degli scrittori del Novecento e la loro considerazione del tempo del tutto nuova e personale. Così questi autori modellano un tecnica narrativa rivoluzionaria in cui sono essi stessi a diventare i protagonisti della storia che stanno costruendo mentre i loro romanzi non mettono più al centro l'azione e i fatti, com'era nell'Ottocento, ma il pensiero e il cuore dell'uomo. Si interroga sul flusso di coscienza immaginando di voler descrivere un uomo che batte a macchina con i suoi pensieri e la sua scrittura. “Tanto per cominciare: gli errori di battitura li devo trascrivere?
E la tastiera che oscilla continuamente nel mio campo visivo?” Una vena di equilibrato umorismo è l'ulteriore sorpresa della prosa di Sinigaglia. Parigi, Dublino, Vienna, Trieste: ecco le prime tappe del viaggio redazionale di Daniele Stern. Il quinto capitolo è dedicato a Italo Svevo e al protagonista di “La coscienza di Zeno”. Zeno è un uomo che Stern descrive come qualcuno che si sente diverso dagli altri e che si interroga senza posa, mentre la sua macchina da scrivere si inceppa perdendo fluidità e complicandogli il lavoro redazionale. Se Zeno è l'uomo nuovo che sente la crisi del Novecento e “propone la nevrosi come unico sistema di vita responsabile e autentico”, Daniele Stern in quel capitolo comincia a frequentare Carmen, studentessa conosciuta in biblioteca. Ma l'ossessione rimane quella per la ex moglie, Anna. Recatosi nella casa che la donna condivide con il nuovo compagno, Stern vi trova solo la cameriera Stella con cui instaura un dialogo indimenticabile: lei parla una lingua tutta sua mescolando spagnolo, francese e qualcos'altro di indecifrabile che rende la sua parlata divertente e tenera. Un'invenzione stilistica che ricorda il precedente romanzo di Sinigaglia, “Eclissi”, uscito nel 2016, in cui le lingue si inseguono e il cui protagonista, cresciuto a Trieste, ritorna con la memoria, da vecchio, a un episodio struggente e drammatico dell'adolescenza. In realtà è proprio “Il Pantarèi” il primo romanzo di Sinigaglia, il cui nonno era un ebreo triestino. Pubblicato nel 1985 con poco riscontro, il libro sta ricevendo adesso la meritata attenzione: nella bella prefazione è lo stesso autore a raccontare la genesi e la storia di questa insolita e notevole opera metaletteraria.
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