Malattia, morte e passioni forti: Slavenka Drakulić e le cose da non dire

Da poco in libreria “Le cose di cui non parliamo”, sedici racconti che svoltano in dimensioni esistenziali

Mary B. Tolusso
La malattia che inverte le prospettive è uno dei temi narrati da Drakulić
La malattia che inverte le prospettive è uno dei temi narrati da Drakulić

È celebre in tutto il mondo per opere come “Balkan Express” o “Ritorno al Caffè Europa”, acutissimi ritratti sul mondo comunista e post-comunista. Dopo di che, Slavenka Drakulić – nata a Fiume nel ’49 ma da anni residente tra Stoccolma e Zagabria – ha scritto altre opere sulle guerre jugoslave e biografie romanzate dedicate a profili femminili importanti, da Mileva Einstein a Frida Kahlo.

E poi ancora romanzi come “L’accusata” sulla violenza familiare, altro tema importante e più volte esaminato. Nelle sue trame c’è sempre l’attenzione al dato sociale, alle mancanze collettive, alle discriminazioni perpetuate, non solo nei confronti delle donne, ma anche degli europei dell’Est che a trent’anni dalla caduta del muro di Berlino, si sentono ancora cittadini di serie B.

Da poco in libreria “Le cose di cui non parliamo” (Bottega Errante, pag. 192, euro 18), sedici racconti che svoltano in dimensioni esistenziali, per lo più, ma sempre con l’occhio attento ai soprusi. Racconti che si nutrono della stessa biografia dell’autrice, colpita gravemente da Covid nel 2020.

Un’esperienza che le ha dato modo di affrontare alcune delle cose di cui non parliamo, come la malattia, il dolore. Il dolore appunto, forse il solo stato in grado di isolarci dal resto del mondo. Così come è solitaria la malattia, perché non c’è nessun avviso di cosa accadrà se una terapia non dovesse funzionare.

Drakulić ce lo spiega con un diario millimetrico del suo percorso di guarigione, dove la parola d’ordine era appunto «sforzarsi»: sforzarsi di camminare, di bere o mangiare. Nelle diverse vicende dedicate al tema, è chiaro che il quotidiano, l’ordinario, assumono una decisiva importanza. Perché appunto, un grande obiettivo, quando sei così debole, è per esempio raggiungere una doccia. O intestardirsi per il rinnovo della patente. Insomma la malattia rovescia le prospettive.

Oltre al dolore e alle sue terapie, sono molte altre le cose di cui non si parla. Non pochi sono i riferimenti anche alla coppia o agli amori non vissuti, a un desiderio che può perdurare fino alla vecchiaia. All’interno del matrimonio molto pare governato dall’abitudine, ce lo dice chiaramente in “Conversazione estiva, silenzio estivo”. Abitudine e piccole mortificazioni sembrano il motore di una coppia di lungo corso.

E poi ci sono le passioni eccessive, osservate con il bisturi di chi sa che talvolta non sono altro che conseguenze di altri tipi di ferite. In “Smarrita”, uno dei migliori racconti, si capisce com’è facile cadere in dipendenze affettive deviate, quando l’affetto è venuto a mancare nell’infanzia. Ma ci sono anche passioni buone, soprattutto slanci che prescindono dall’età, insomma si può perdere la testa anche a ottant’anni.

Non sta bene dirlo? Infatti sono cose di cui non si parla, eppure succede. Il punto di vista è sempre quello femminile, ma mai giudicante. Piuttosto talvolta ironico, introspettivo, addirittura glam come ne “La donna con la collana di perle” dove il gioiello, stilosamente indossato dalla madre, funge da spartiacque tra due mondi, quello antecedente la guerra, borghese, e la nuova epoca in cui avrebbe dovuto regnare l’uguaglianza di classe.

E non si parla soprattutto di una cosa, della morte. Per non farlo si evita pure di fare testamento, lasciando spesso dietro di sé dei disastri parentali per questioni ereditarie. Ma anche qui, Drakulić, partendo da una conversazione familiare giunge a un altro punto: la fiducia. Abbiamo davvero fiducia in chi ci sta accanto?

Sta di fatto che quel pezzo di carta, il testamento «non è soltanto il documento delle volontà di qualcuno, ma la morte è il presupposto della realizzazione di queste volontà» per cui firmarlo significa «accettare la fine e pacificarsi con essa, in anticipo, su carta. Difficile e inquietante».

E infatti la nostra non lo fa, non ancora, sebbene stimolata da un’amica. Questa su tutte, pure in Italia, è la cosa di cui meno si parla. Non si parla di malattia, insomma, di passioni nocive o fuori età, di morte e dell’ipocrisia che sostiene molti matrimoni. Lo fa Drakulić per noi.

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