Stop al degrado del linguaggio tante guide alle parole che possono allungare la vita

Sapere usare le parole. Per definire il mondo che vedi e le emozioni che provi, fare capire i valori in cui credi, dare corpo alle idee che cambiano il mondo. Per dirla con Elena Ferrante, la scrittrice italiana che ha coinvolto milioni di lettori, “le parole, la grammatica, la sintassi sono uno scalpello che scolpisce il pensiero”. Questa sintesi sta nelle prime pagine dell’ultimo libro di Andrea Marcolongo, “Alla fonte delle parole” ovvero “99 etimologie che ci parlano di noi” (Mondadori, pagg. 300, euro 18). Grecista di fama internazionale, autrice di saggi di grande successo (“La lingua geniale”, “La misura eroica”), la Marcolongo redige “un contemporaneo e ribelle lexikón”, un racconto di parole “per donare a voi le etimologie che sono a poco a poco diventate mie e che, dopo questa lettura, saranno per sempre nostre”. Un patto d’attenzione e complicità con il lettore, nella consapevolezza che andare alle radici dell’origine delle parole sia comprendere il senso della storia e, insieme, usare i segni essenziali per tracciare il futuro: “Perché non conta ciò che succede, ma ciò che si fa di ciò che succede. Più di tutto, conta come lo si dice”.
Si parte dalla krâsis e cioè dalla confusione per parlare, tra l’altro, di “labirinto”, “fuoco”, “migrante”. E poi si segue la traccia dei colori, glaucós, per “leggere”, “amare”, “felicità” e “poesia”, kyaneos per “solitudine”, “dolore, “mortale” e così via continuando, sino a indikón per “libertà”, “seta”, “mongolfiera”, “avventura” e, naturalmente, “linguaggio”. Appunto 99 parole “per ribellarci alla confusione e al buio che ci travolgono quando rimaniamo muti di fronte al presente”. Ma anche per ritrovare il valore del nostro essere persone in tempi difficili di degrado del linguaggio e dunque delle relazioni personali e sociali.
Sono temi che ricorrono anche in “Guida all’uso delle parole” di Tullio De Mauro, il maggior linguista italiano contemporaneo, (Laterza, pagg. 232, euro 15): un libro prezioso per “parlare e scrivere semplice e preciso”, “per capire e farsi capire”. Molto più d’un manuale, piuttosto un libro ispirato da una straordinaria passione didattica, culturale, civile: essere padroni della lingua è una condizione di libertà e consapevolezza, ma anche un atto d’amore: “Cercare di mettersi a guardare a quello che abbiamo scritto con occhi estranei, con gli occhi di chi, forse, ci leggerà”.
Di “Parole che allungano la vita” e cioè di “pensieri per il nostro tempo” scrive Ivano Dionigi, famoso latinista, per l’editore Raffaello Cortina (pagg. 112, euro 12), con una stimolante prefazione di Gianfranco Ravasi. Dionigi sa bene che “la parola oggi non gode di buona salute, è ridotta a chiacchiera e barattata come merce qualunque”. E dunque è necessario ridarle peso e vigore, “ricongiungerla alle cose”, usarla con “rigore”. Leggere “i classici” è uno strumento fondamentale. Ritrovare il senso profondo delle parole che usiamo (rieccoci al lexikón, alle etimologie). E sapere che l’uso corretto delle parole migliora la vita e il suo indispensabile racconto.
Il gioco può continuare proprio inventandole, le parole. Come fa Stefano Massini, arguto uomo di teatro, con “Dizionario inesistente” (Mondadori, pagg. 211, euro 19): “Dovremmo riappropriarci delle nostre parole. Non c’è umanità senza parole, né soprattutto condivisione”. Ecco dunque incrociarsi storie e parole inedite, come “birismo” da Lázlo Biró (l’inventore della penna biro) oppure “morosinità” altrimenti detta “bastitudine” dal nome, Morosini, di un comandante veneziano del Seicento, per dire “della virtù di chi, davanti a una battaglia diventata inutile, abbia il coraggio di tirarsene fuori”. Da aneddoti delle vite di Galilei, Leopardi e Kafka, Massini inventa altre parole, come “faradiano” (la sottostima che colpisce lo scienziato Michael Faraday), “gamenico e “granterico” sui patti d’affetto e amicizia, per finire con “zachariano”, sulla “disponibilità a pagare qualsiasi prezzo pur di puntare al massimo”. Volendo, potrebbe continuare così ognuno di noi, con un minimo di cultura e di fantasia. All’infinito. —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Il Piccolo








