Storia di “Aleksandra Zec” bimba vittima di ogni guerra

CIVIDALE. Si intitola "Aleksandra Zec". Così si chiamava la bambina uccisa nella guerra di indipendenza croata, a Zagabria, nel dicembre 1991. Recente allestimento del regista Oliver Frljic, "Aleksandra Zec" va in scena questa sera a Mittelfest (Teatro Ristori, ore 20) ed è in realtà dedicato a tutti i bambini uccisi dalle guerre. Quelle dichiarate e quelle non dichiarate. Quelle visibili, amplificate dai media, e quelle insivibili, dove protagoniste sono la povertà, la disperazione, la violenza quotidiana.
Oliver Frljic è un regista con una spiccata sensibilità politica e un alto senso del teatro. Non lo ha mai pensato come a un genere di intrattenimento. O di divertimento. Ogni suo progetto è un intervento a gamba tesa. Un attentato alla tranquillità del pubblico. Tra i suoi lavori, "26.671 cancellati" (visto alcuni mesi fa allo Stabile Sloveno) era stato creato per ricordare i non-cittadini cancellati nel 1992 dalle liste anagrafiche della Repubblica Slovena, e privati così di ogni diritto. Anche con "Maledetto sia il traditore della patria sua" (visto due anni fa qui a Mittelfest) Frlijc intendeva dichiarare che, a dispetto delle chiacchiere, le cicatrici di quella guerra sono ancora aperte e bruciano. Non si usciva indenni da quegli spettacoli. Contestazioni, discussioni, apprezzamenti. E anche rabbia.
Ancora non sappiamo quel che ha pensato di fare nel mettere in scena "Aleksandra Zec". Certo il ricordo di questa ragazzina dodicenne, uccisa da un commando paramilitare di riservisti del Ministero degli Interni croato è, in quel Paese, uno spartiacque. «Esiste ancora chi pensa che ci siano le 'nostre' e le 'loro' vittime - dice Frljic - e questo, per molti, fa la differenza». Figlia di un commerciante croato di nazionalità serba, Aleksandra aveva assistito all'assassinio del padre. Testimone scomoda, era stata portata in montagna, legata, ammazzata insieme alla madre, gettata in una discarica. Nessuna condanna per gli assassini: un cavillo procedurale aveva cancellato il loro delitto.
Non è solo di memoria civile che si sostanzia il programma di Mittelfest imperniato quest'anno su Terra e Fuoco. Così "Earth and Fire", una doppia coreografia prevista sempre stasera (piazza Duomo, ore 22.00) prova a ricercare nella memoria antropologica dei due interpreti - un coreografo keniota e uno turco - motivi legati a quei due elementi. Le tracce delle migrazioni delle antiche popolazioni Masai, per il possente Anuang'a. Le rotazioni dei danzatori sufi e il simbolico valore del fuoco per Ziya Azazi.
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