Storie e archivi del mondo dall’anno Mille ai giorni nostri tra popoli, continenti, scoperte

È un libro ambizioso, anche solo a guardarlo: 1292 pagine, alto e pesante così. “Storia del mondo”, è il suo titolo, “dall’anno 1000 ai nostri giorni”. L’hanno scritto Francesca Canale Cama, Amedeo Feniello e Luigi Mascilli Migliorini, storici universitari, per l’editore Laterza (euro 38). Ed è un libro bellissimo, già fin dall’inizio sui “mondi mediterranei”: “Intorno all’XI secolo secondo il compiuto cristiano, il mondo si presenta ben diverso da come generalmente lo si immagina: crepuscolare, declinante, in piena crisi di un’attesa millenaristica. Non è così”. Altro che secoli bui del Medio Evo. Quel mondo è tutto un fermento di movimenti, pensieri, iniziative. Cartine geografiche chiarissime fanno vedere modifiche dei confini e spostamenti di popolazioni, su cui i cambiamenti del clima giocano un ruolo fondamentale (ecco un originale punto di vista storico). E ricostruzioni essenziali parlano di “Occidente latino”, Asia, Africa e America come “mondi a lungo non connessi” (pagheranno a carissimo prezzo, la loro “connessione” con scopritori e colonizzatori europei), di imperi asiatici in espansione e poi in declino, d’una “modernità globale” nel Seicento e Settecento, in relazione con le scoperte scientifiche e il pensiero dell’Illuminismo, dell’età degli imperi occidentali e del Novecento tra “massa, guerra e rivoluzione”, sino all’attualità di “multicentrismo e globalizzazione”. Libro da leggere, dunque. Anche a saltare, passando di pagina in pagina, tra un secolo e un territorio, a seconda delle proprie curiosità. E da non riporre mai, comunque, su uno scaffale laterale: c’è sempre una data da verificare, un avvenimento da approfondire.

Dalla storia generale allo scandaglio su pagine degne d’un supplemento d’attenzione. Come la guerra della Cina contro il Giappone, dal 1937 al 1945, cui Rana Mitter, professore di storia a Oxford, dedica “Lotta per la sopravvivenza”, Einaudi (pagg. 496, euro 34): “Una storia di tragici massacri, carestie, spietate campagne militari e soprattutto di straordinarie forme di resistenza”. Il potente Giappone non riesce a piegare la Cina. L’andamento della Seconda Guerra Mondiale ne viene condizionato. In Cina, sale la stella di Mao Tse Tung. Sino alla crescita di Pechino come protagonista della scena mondiale. Con le tensioni con Tokyo che ancora continuano.

C’è un’altra pagina da approfondire, per andare alle origini dei conflitti attuali in Medio Oriente. Riguarda “Lawrence d’Arabia”, cui Franco Cardini, storico di sofisticata cultura, dedica il suo ultimo libro (Sellerio, pagg. 261, euro 14). Ecco la complessità delle iniziative d’un soldato inglese agli ordini di Sua Maestà e contemporaneamente capo rivoluzionario delle tribù beduine arabe in guerra d’indipendenza dall’Impero Ottomano. Il suo carattere ambiguo d’agente segreto e temerario avventuriero. La cultura all’incrocio, conflittuale, tra Occidente e Oriente. Cardini si muove bene nella complessità di personaggi e tempi. E regala a noi lettori chiavi per capire meglio. Proprio come tocca a un grande storico fare.

Parlando di storia, c’è un aspetto che merita grande attenzione: quello delle fonti, dei documenti su cui ricostruire svolgimento e senso degli avvenimenti. Sapendo che chi controlla gli archivi, è padrone della storia, definisce o ridefinisce poteri e rapporti di forza. Un tema attualissimo. Che ha radici in una scelta d’inizio Ottocento. Ne parla Maria Pia Donato in “L’archivio del mondo - Quando Napoleone confiscò la storia” (Laterza, pagg. 170, euro 19). Tutto comincia nel momento di massima espansione dell’Impero, dalla Spagna al Danubio, con Parigi considerata come “capitale della Storia”. Tutti gli archivi dei paesi annessi vengono confiscati e riuniti nei palazzi del governo, per concentrare “le testimonianze scritte della civiltà”. L’impero, però, dura troppo poco, perché l’impresa vada a buon fine. Caduto Napoleone, in piena Restaurazione, ogni archivio torna nel paese d’origine. Resta comunque la traccia dell’impresa. E del progetto titanico: chi controlla la storia, determina il futuro. —

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