Sul “Veliero” di Paolo Rumiz «Il virus ha cancellato la carità»

l’incontro
Un "nomade" che ha sempre scritto di viaggi, in lockdown si sente chiuso in gabbia? Non sembra, se il viaggiatore in questione si chiama Paolo Rumiz. Al contrario, l'autore di tanti reportage pare abbia compiuto «il viaggio più interessante di tutta la vita» ritrovando «una grande geografia interna» attraverso «grandi immersioni» dentro se stesso. Lo racconterà oggi alle 18 presentando sul palco del teatro Miela "Il Veliero sul Tetto – Appunti per una clausura", aperto dai Hokum blues songs di Franco Toro. Ma parlerà anche dell'oggi, di cosa è cambiato.
«La cosa che mi ha colpito di più - osserva Rumiz, che per l'anteprima triestina sarà in compagnia di Enzo D’Antona - è che siamo tornati identici a prima: la lezione non è servita. L'impazienza è aumentata, c'è meno empatia nei rapporti interpersonali. Siamo molto più imbullonati al web: il numero delle persone che lo frequenta per compensare l'assenza di rapporti diretti è vertiginosamente aumentato, con profonda esposizione alle bugie ormai in circolazione. La differenza tra vero e falso, col covid, è diventata inavvertibile».
Rumiz è rientrato a Trieste da tre giorni, di ritorno da Lesbo. «Forse la cosa peggiore - rileva - è che la paura del virus ha autorizzato l'assenza di carità: quello che succede al campo profughi di lì è illuminante, la gente rinchiusa e ammassata tre, quattro volte oltre la possibilità di tenuta, quindi con un rischio esplosivo. Chiusura motivata col fatto che non si poteva interferire col turismo. Ora che c'è stato l'incendio vediamo questo spettacolo osceno della polizia che impedisce a questa povera gente di avvicinarsi ai centri abitati. Risultato: dormono lungo le strade, coi bambini a digiuno anche per giorni, e lungo i cimiteri, come se i morti avessero più pietà dei vivi. Tra questo e gli incendi che devastano la costa occidentale degli Usa non c'è tanta differenza: sono il risultato della stessa spietatezza che abbiamo contro il creato».
«Qui da noi? Il confine tra le due Istrie slovena e croata - continua - è diventato sempre più impermeabile; trovo anche stia crescendo questo complottismo sul virus messo in circolazione per distruggere le identità nazionali. Per cui oggi, causa anche il grande silenzio delle sinistre, l'estremismo di destra si è travestito da partito libertario che vede in Trump soprattutto, un modello messianico: un delirio».
Rumiz vede il lockdown anche come una grande occasione mancata, diversamente da altri Paesi. «La Germania ne ha approfittato per immettere robuste iniezioni di senso civico in un Paese che già ne ha tanto. Mi dispiace enormemente che non si sia fatto anche qui, paese incollato al web, per dare un esempio di educazione civica». —
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