Sulle tracce perdute del pittore istriano Giannantonio Zamarin

Alla ricerca... dell'uomo perduto. Perché di questo si tratta: mettere in piedi una mostra di opere (con catalogo) di un pittore istriano: Giannantonio, Antonio, Tonin Zamarin. Questo è il compito...

Alla ricerca... dell'uomo perduto. Perché di questo si tratta: mettere in piedi una mostra di opere (con catalogo) di un pittore istriano: Giannantonio, Antonio, Tonin Zamarin. Questo è il compito che si è prefisso l'Istituto regionale per la cultura istriano-fiumano-dalmata, e che si intende realizzare per la fine del 2015. Di questo artista si è riusciti a riunire (pescando con difficoltà solo in raccolte private) un certo numero di disegni, bozzetti, tempere e qualche olio. Non troppe sono le notizie sulla sua vita. E ben venga se qualcuno riesce a fornirci qualche ulteriore ricordo di lui, nato a Parenzo nel 1885 e morto a Capodistria (?) nel 1945.

Ricostruire la vicenda di Zamarin significa cercare di ritrovare il tempo perduto di un uomo e di un artista che lascia di sé tracce labili e scostanti, mentre la sorte ne segna una fine delle più brutte: quella di chi, prelevato e portato via dai partigiani jugoslavi, sparisce senza che mai si sappia neanche dove siano finite le sue spoglie.

Zamarin è maestro di disegno a Capodistria e a Isola, ma nella sua vita altri mestieri dovette intraprendere e anche altri interessi gli appartennero. Di fatto nulla lo lega alla casuale città natia, mentre il suo percorso lo porta a vivere fra Capodistria e Isola, e, per un certo periodo, anche a Trieste dove si sposa nel 1920. Poi, ce lo dicono solo i documenti anagrafici, deve "emigrare" a Capodistria. È il 1937, opera in pittura in sodalizio con il capodistriano Cocever. Anzi, insieme pare abbiano scuola di disegno. Ma Cocever, che gli è di tanto più giovane, essendo nato nel 1902, è tutt'altro pittore, più inseribile in una dimensione che dagli influssi di Ca' Pesaro lo porta a modi, in quegli anni, vicini alla corrente del Novecento.

Zamarin, invece, già allievo della Kaiserlich Königliche Staats Gewerbe Schule di Trieste, della sezione per "capi d'arte" delle Industriali triestine, che avrebbe fornito quella straordinaria compagine di artisti giuliani, fra il finire dell'800 e il precedere della Prima guerra, si forma sotto gli influssi secessionisti. È un allievo "anziano", se è vero, come pare, che, nato nel 1885, frequenta la scuola fra il 1910 e il 1914: un allievo di un quarto di secolo.

Perché una frequenza così tardiva? Quale corso realmente ebbe a frequentare? Scomparini, che insegnerà fino al 1911, e Wostry, che gli succederà sino al 1925, li ebbe come maestri? Di quegli anni sono affiorati numerosi suoi studi, qualche abbozzo e qualche prova più compiuta di scenografie, di decori articolati, di strutture elaborate di palcoscenici. Talvolta il maestro che sigla il disegno dell'allievo è Mayer (non lo scultore ma il pittore Renato Mayer Grego). Proprio Mayer firma un ottimo "Schizzo per la decorazione d'un palcoscenico - Ant. Zamarin 9.2.1914" dove due putti con pifferi e lira, di klimtiana memoria, aprono gli spazi, appunto, di un palcoscenico.

Chi ne sa qualcosa o possiede opere di Zamarin è invitato a rivolgersi al Museo Istriano, via Duca d'Aosta 1 a Trieste, 040.639188, mail irci@iol.it

Piero Delbello

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