È tempo di paura: a Cividale si alza il sipario su Mittelfest
Inaugurata ufficialmente la 35esima edizione del festival, dedicata al tema del timore. A sceglierlo è stato il direttore artistico Giacomo Pedini, che l’ha presentato con Toni Capuozzo, Attilio Vuga e Paolo Mosanghini

La “Paura”, una costante di questi tempi bui, avvolge Cividale, scandagliata dall’ultimo Mittelfest firmato dal direttore artistico Giacomo Pedini e dal primo affidato alla regia gestionale del giornalista Toni Capuozzo, nuovo direttore dell’Associazione Mittelfest.
Sabato sera, in medias res – gli spettacoli, infatti, sono iniziati giovedì –, l’inaugurazione ufficiale della 35^ edizione della rassegna, nella chiesa di San Francesco: e seguendo un copione inedito il simbolico momento si è distaccato dall’ordinaria formalità assumendo di per sé stesso la conformazione dell’evento, in un confronto sul leitmotiv del festival 2026 tra Capuozzo, Pedini, il sindaco della città ducale, Attilio Vuga, e il direttore del Messaggero Veneto Paolo Mosanghini.
A introdurre la conversazione, dopo un intermezzo musicale a cura di Elena Cantarutti e Leo Virgili, è stato il vicepresidente della Regione con delega alla cultura Mario Anzil: «È un’edizione particolare, quella di quest’anno», ha esordito, elogiando Mittelfest per sua storia gloriosa e per le prospettive future ed evidenziando proprio la posizione d’esordio di Capuozzo e quella di commiato di Pedini.

«Ringraziamo la presidente uscente Cristina Mattiussi per l’impegno profuso e il direttore artistico per l’ottimo lavoro svolto, e diamo il benvenuto a Capuozzo, certi che la sua sensibilità nel guardare le vicende di confine aiuterà il festival a crescere», ha dichiarato Anzil, ricordando che «alla Regione Mittelfest sta particolarmente a cuore»: non potrebbe essere diversamente, del resto, in una terra di confine, patria di una cultura di frontiera cui «ciascuno, con la propria sensibilità, può apportare il suo contributo».
«Chi di noi non ha esperienza della paura?», ha domandato Pedini, che da grande estimatore di Alessandro Baricco ha preso spunto da una riflessione dello scrittore per scegliere il filo conduttore del Mittelfest in itinere: «È un sentimento che non nasce come reazione a qualcosa, ma che è legato all’aspettativa di un determinato accadimento, che potrebbe verificarsi ma che ancora non si è consumato. La paura segnala il pericolo, dunque ci aiuta a dribblarlo, ed è pure legata al desiderio: affrontarla, quindi, significa anche avere il coraggio e la forza di puntare a ciò a cui ambiamo».
I temi annuali del festival, ha aggiunto, sono frutto di progressive intuizioni: «Ho sempre cercato parole che spalancassero delle possibilità, perché se vogliamo che la cultura arrivi a tutti gli stimoli devono essere aperti», saper accendere la fantasia e le emozioni di chiunque.
Il festival «è iniziato bene», ha commentato Capuozzo, paragonando Pedini a un sapiente artificiere, che ha tenuto «i botti per il finale». «Ha costruito un programma che salirà progressivamente di intensità, per avendo già toccato alti livelli negli eventi proposti fin qui», ha osservato, raccontando che sta «studiando la “macchina”, con gratitudine nei confronti di chi da decenni porta avanti questa avventura».
«Voglio lavorare il più possibile per rinforzare il rapporto con il territorio: Mittelfest dev’essere una vetrina sul mondo ma deve pure rappresentare la terra che lo ospita. E sono convinto che sia fondamentale incrociare la cultura alta con quella “popolare”, rivolgendosi a tutti: è la grande sfida che mi pongo per i prossimi anni», ha rimarcato il presidente.
Bisogna insomma «parlare con il linguaggio universale dell’arte, misurandosi sulle visioni del mondo, senza che i contenuti appaiano lontani, distaccati, difficilmente comprensibili», ha concluso, annunciando che il nuovo direttore artistico è già stato scelto («E’ qui per una fase di affiancamento») ma che la sua identità verrà divulgata nell’ultimo giorno della rassegna.
Certo del fatto che l’esperienza di Capuozzo saprà traghettare il festival verso un futuro promettente si è detto il sindaco Vuga, che ha seguito «tutte le edizioni dal 1991 ad oggi, con forte attenzione più che al titolo allo sviluppo dei temi che venivano proposti». Mittelfest, ha poi rimarcato, «non è solo spettacolo»: è qualcosa di più, figlio e frutto di un progetto alto. «Bene ha fatto la Regione a sostenere questo evento», culla di contatto e di confronto culturale, ha sottolineato il primo cittadino.
Dalla “Paura” si è poi virato verso lo spunto del “Rinascimento culturale e turistico” del Friuli Venezia Giulia: su questo argomento si è imperniata l’ultima fase del dialogo fra gli ospiti, con focus, giocoforza, sul ruolo di Cividale e delle Valli. «Non è ancora una realtà, il “Rinascimento”, per questo comprensorio. E’ un’aspirazione. Certamente c’è la volontà di lavorare per favorire un rilancio, nel solco del legame storico, inscindibile, fra la città ducale e le Valli, penalizzate da un decremento demografico preoccupante», ha dichiarato Vuga, richiamando le forti aspettative che si ripongono nel progetto del Gect delle Alpi Giulie.
Fitto e vario il programma di domenica, che si aprirà alle 10 – nella Casa per anziani cittadina – con la striscia quotidiana “Che si fa stasera?”: Capuozzo, Pedini e gli artisti ospiti del festival presenteranno il cartellone di giornata, condividendo curiosità e racconti sul dietro le quinte. Alle 11, poi, nell’Orto delle Orsoline – in Borgo Brossana – si terrà la prima assoluta di Tuba, con Expectativa Zero (Germania-Argentina), mentre alle 12 nel Curtîl di Firmine sarà raccontato “Bébi. Il primo amore”.
Nel pomeriggio doppio appuntamento nella chiesa di Santa Maria dei Battuti, dalle 16, all’insegna del circo e della danza. Alle 19.30, al teatro Ristori, prima nazionale di “Chi perdona”; il gran finale sarà in musica, in piazza Duomo, palcoscenico (alle 21.30) per Lumen, dei Dagadana.
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