Torneranno in maggio alla Bartoli le repliche della liberazione basagliana
lo spettacolo
Trieste ha ancora voglia di sentir parlare di Franco Basaglia. Lo hanno dimostrato i numeri inaspettati dello spettacolo “(Tra parentesi) la vera storia di un’impensabile liberazione”, scritto e interpretato da Massimo Cirri e dallo psichiatra Peppe Dell’Acqua e diretto da Erika Rossi, che alla Sala Bartoli del Teatro Rossetti ha raccontato dall’interno la rivoluzione basagliana: più di 2100 spettatori, con una settimana di repliche sold out. La richiesta di biglietti anche a posti esauriti è stata tale da far ipotizzare al Teatro Rossetti delle nuove repliche, il prossimo maggio. Intanto, il 28 novembre lo spettacolo farà tappa a Codroipo, il 30 novembre al Teatro Contatto di Udine e il 1 dicembre al Teatro Pasolini di Cervignano, per poi partire in tournée a Milano, Torino e Ferrara. Un successo inatteso anche per Dell’Acqua, che con Basaglia ha lavorato gomito a gomito: «All’inizio ero preoccupato, temevo molto che, dopo tanti anni che a Trieste parliamo di pazzi, Marco Cavallo e Basaglia, l’argomento avrebbe annoiato o aperto polemiche mai sopite. Invece fin dalle prime serate abbiamo avuto prova che non era così. Credo che si possa dire che c’era, da parte dei triestini, quasi un bisogno non espresso: quello di appropriarsi, di appartenere tutti insieme a una storia che qualifica questa città. Alla fine questo spettacolo è diventato una sorta di affettuosa restituzione ai triestini di qualcosa che li ha visti protagonisti». Nell’intreccio di conversazione, teatro, testimonianza che ripercorre la strada di Franco Basaglia da direttore nel manicomio di Gorizia, nel 1961, fino all’approvazione della legge 180 sulla riforma psichiatrica, nel 1978, al centro ci sono in realtà le centinaia di pazienti ai quali la riforma basagliana ha restituito lo status di persone, cittadini, individui. Mentre Dell’Acqua li racconta, una telecamera proietta sullo sfondo i volti del pubblico in sala, un po’ come se si partecipasse tutti insieme a quelle assemblee goriziane che nella pratica dell’incontro e dell’ascolto segnarono il punto di svolta nel rapporto tra medici e pazienti. E il testo non nasconde la fatica quotidiana e le difficoltà per creare questa nuova possibilità di vita. Perché Basaglia, dice Dell’Acqua, non ha solo “chiuso i manicomi”, «ha soprattutto cominciato a riflettere sulla presenza dell’altro, su cosa significasse convivere con la diversità senza farla diventare diseguaglianza». —
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