Tosca in tutte le lingue del mondo «Chi è diverso ci rende più ricchi»

Domani a Grado la cantante in concerto con “Direzione Morabeza” apre il Festival Onde Mediterranee. «Interpreto anche un brano in zulù»



“Direzione Morabeza” non è solo un concerto: è un vero e proprio viaggio musicale attorno alla Terra, che Tosca ha deciso di condividere con il pubblico. Con questo spettacolo, che domani alle 21.30 aprirà il Festival Onde Mediterranee nella splendida cornice del Parco delle Rose a Grado, la cantante romana presenta il risultato di un percorso di ricerca sulle grandi scuole musicali che popolano il nostro pianeta. Grazie all’utilizzo di lingue anche molto lontane fra loro, l’artista spazierà dal fado portoghese al canto tradizionale Yiddish, da una ballata zingara fino alla musica d’autore napoletana e alla canzone romana.

Che cosa vuol dire Morabeza?

«Morabeza - risponde Tosca - è un termine capoverdiano che vuol dire “nostalgia del presente prossimo”. La si prova quando si sta vivendo un’esperienza molto bella e si teme che non la si potrà rivivere mai più… come quando, da ragazzina, andavo in vacanza e, alla fine dell’estate, salutavo gli amici sapendo che l’anno successivo, probabilmente, non li avrei ritrovati! Ecco, il progetto musicale che mi ha portato in giro per il mondo si è concluso proprio a Capo Verde: sono stata presa da una grande malinconia ed i miei conoscenti del luogo mi hanno detto “sei affetta da Morabeza!”».

Da dove nasce la sua passione per la musica di Paesi lontani?

«Sono sempre stata una curiosa, perché dietro ogni cultura c’è una storia. La morna, ad esempio, non è semplicemente “il genere musicale tipico di Capo Verde” ma qualcosa di più: dietro la morna c’è “l’essere capoverdiano”! La musica popolare esprime quelle che sono le nostre radici, la nostra identità. A modo mio, cerco di trovare me stessa in altre tradizioni: mi piacciono la musica greca, quella popolare brasiliana, la chanson francese…».

In quante lingue e dialetti canterà a Grado?

«Una ventina. Interpreterò anche una canzone di Miriam Makeba, dedicata a Mandela, in lingua zulu!».

La musica è un canale privilegiato per il dialogo?

«Certamente: possiamo non conoscerci, abitare a migliaia di chilometri di distanza, ma basta guardare uno spartito e allora parliamo tutti la stessa lingua».

Questa è la sua risposta da artista alla “paura del diverso”?

«Assolutamente sì. La musica ci insegna che la diversità è sempre un arricchimento, mai un impoverimento! Non bisogna guardare il diverso come una minaccia. Perché aver paura di un altro essere umano? Solo perché ha modi di mangiare o di vestire differenti dai nostri? Solo perché segue un’altra religione? Il diverso, invece, va capito e rispettato. C’è da aver paura solo quando si verifica un sopruso, quando qualcuno cerca di prevalere sull’altro».

Da chi ha imparato il valore dell’accoglienza?

«Sicuramente mia nonna è stata una figura fondamentale. Era nata in America da genitori emigranti e, quando la mia bisnonna morì di spagnola, lei dovette tornare in Italia. A quell’epoca gli emigranti di ritorno avevano davvero vita dura: venivano considerati dei “traditori” che, per di più, non ce l’avevano neanche fatta! Ecco, mia nonna riuscì a trasformare tutte le esperienze che l’avevano fatta soffrire in grandi insegnamenti. Durantela guerra la nonna abitava sull’Appia Antica e a volte arrivavano dei soldati tedeschi: non erano altro che ragazzini morti di freddo e di fame, con le scarpe rotte. Lei cucinava e dava loro da mangiare, nonostante il vicinato le dicesse di vergognarsi: per lei, erano solo degli adolescenti spaventati. Questo suo essere accogliente le salvò la vita, quando uno di loro la avvertì che ci sarebbe stata una retata, dandole modo di fuggire e mettersi in salvo. Quindi: l’amore porta amore».

Conosce il Friuli Venezia Giulia prima d’ora?

«Amo molto Trieste, città che ho conosciuto nel ’98 in occasione dell’allestimento di “Sette spose per sette fratelli” alla Sala Tripcovich: la ricordo come una città bellissima e romanticissima. E poi nel mio gruppo di musicisti c’è la meravigliosa violoncellista e pianista triestina Giovanna Famulari: quella di domani sarà la sua serata». —

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