Tre pianisti jazz e tre cantautrici in finale nel segno di Luttazzi

TRIESTE. Negli spazi della biblioteca Crise – sede di “Studio Luttazzi” – dodici giovani, tra pianisti jazz e cantautori, hanno animato le prefinali del Premio Luttazzi, giunto alla terza edizione. Sei i selezionati, che sognano ora la finale del 7 giugno alla Casa del Jazz di Roma. A decretare i finalisti è stata la giuria formata da Piero Pieri, regista Rai; Matteo Alfonso, docente di pianoforte jazz al Tartini; Gabriele Centis, coordinatore della Casa della Musica e direttore di TriesteLovesJazz; Giuseppe Mormile, presidente e direttore di VenetoJazz e Rossana Luttazzi, moglie di Lelio e presidente della Fondazione.
La scelta per i tre pianisti è ricaduta su Francesco Pollon (Treviso, anni 25) e Danilo Tarso (Taranto, 27 anni) per le loro qualità artistiche, la capacità nella scrittura e l'aspetto esecutivo, e Francesco Maria Saporito (Pisa, 16 anni) per il suo spirito jazzistico. I brani proposti sono inediti. «“Dear John” – spiega Tarso – è per il pianista John Taylor. Purtroppo non ho avuto il piacere di conoscerlo. Il mio pezzo vuol essere una dedica a un incontro avvenuto grazie alla musica». Di formazione classica, Tarso si è poi avvicinato al jazz, mentre Pollon e Saporito, chitarristi classici, sono passati al pianoforte da autodidatti. «“Olga’s notebook” – racconta Pollon – è nato camminando per via Starowiślna a Cracovia. Poco prima una ragazza mi aveva regalato un quaderno di musica. È stato il primo pezzo che ho scritto su quelle pagine».
“Ferna” è il brano di Saporito, ispirato da un amico stravagante e dal soprannome che gli ha dato, da cui è nato un pezzo “saltellante”. Gusto e ironia non sono mancati alle cantautrici finaliste, scelte perché vicine allo spirito di Luttazzi. «L'ironia ci salverà – dice Chiara Nikita Masini (Pisa, 19 anni) –.“Come Mogol” è nato per gioco. Se qualcuno deve prendermi in giro, voglio essere io per prima a farlo.». Ironia anche in “Ipocondriaca semplice” di Giorgia Vianello (Venezia, 28 anni): «Ho avuto un periodo ipocondriaco, il male di questo secolo. Quando si ha qualche disturbo, da Internet viene fuori di tutto. Succube dell'ipocondria ho voluto esorcizzarla ironizzandoci su». In passato ha avuto modo di cantare pezzi di Luttazzi, così come Caterina Comeglio (Milano, 28 anni), pure lei con qualche ossessione: «“Scheletri a ballare” nasce dall'aver bisogno, all'inizio di una relazione, di andare a scoprire la vita dell’altro. Un'ossessione esasperata dalla possibilità, tramite i social, di andare a ravanare». —
Nadia Pastorcich
Riproduzione riservata © Il Piccolo








