“Trieste e il cinema” un’edizione record in vetrina ai Mille Occhi

È citata perfino nel film più atteso dell'anno, il thriller "Tenet", dalla mente fervida dell'osannato Christopher Nolan. Lì Trieste è evocata come qualcosa più di un semplice spazio topografico reale: è assurta piuttosto a luogo dell'immaginario, come se avesse consolidato internazionalmente, dallo 007 di "Dalla Russia con amore" in avanti, lo scettro di crocevia di reti d'intrighi e macchinose spy stories. Il volume "Trieste e il cinema" è la dimostrazione di quanto indissolubile sia ormai questo legame tra la città e la settima arte: una conversazione all'interno del festival dei Mille Occhi, ieri al Cinema Ariston, ha permesso di approfondire questa fortunata iniziativa editoriale grazie ad alcuni autori, tra cui il curatore Paolo Lughi e il critico Sergio Crechici: con loro anche il direttore dei Mille Occhi Sergio Grmek Germani, Alberto Bollis, vicedirettore del Piccolo e Gianluca Guerra della Cappella Underground a moderare (foto Bruni).
L'iniziativa editoriale è stata realizzata alla fine dello scorso anno dalla Cappella Underground in collaborazione con Casa del Cinema uscendo in una pubblicazione a fascicoli in partnership con Il Piccolo e grazie al contributo della Fondazione CRTrieste. A dire che è stata apprezzata non si sbaglia: «Ha avuto 3000 copie in rilegatura nelle edicole che rendevano disponibile questo servizio, andando molto oltre i precedenti di altre pregevoli iniziative: la consegna è avvenuta in ritardo proprio avendo raccolto molto più richieste di quelle previste» ha spiegato Lughi, ringraziando la cittadinanza per la bella accoglienza. Essendo state poi stimate altrettante rilegature personali, "familiari", «potrebbero essere stati 6000 - continua - i volumi alla fine realizzati: tutto ciò considerato, è stato un bel successo. L'abbiamo fatto per la comunità cinefila triestina che ha una grande tradizione: eravamo sicuri di un riscontro consistente».
A motivare il risultato anche il fatto che si trattava volutamente di «un'opera di divulgazione che non ha l'ambizione storico-critica che han sempre avuto le iniziative realizzate dai festival triestini: Sergio Germani è quello che ha scritto le cose più belle e profonde, ma anche Trieste Film Festival e anche altri l'hanno fatto, ognuno con la propria personalità».
«C'è un nuovo orgoglio infatti - rileva Lughi - che deriva dall'insieme di più attività cinematografiche ben concertate: tanti festival, critici che scrivono e tanti film fatti grazie alla Film Commission: insomma, il mito di Trieste resiste e rilancia». E da Daniele Terzoli una bella notizia: «Visto il grande successo stiamo pensando per il futuro a un'edizione aggiornata da stampare magari per le edicole e le librerie, anche in vista di una circolazione nazionale». —
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