Quei due talenti della Venezia Giulia nel cult Casablanca

Ottant’anni fa usciva in Italia l’indimenticabile film ambientato in Marocco tra spie, passaporti e atmosfere struggenti. A doppiare Humprey Bogart il goriziano Bruno Persa. E un attore triestino, Paul Henreid, venne scelto per il ruolo del marito di Ingrid Bergman

Paolo Marcolin
Humphrey Bogart e Ingrid Bergman in Casablanca
Humphrey Bogart e Ingrid Bergman in Casablanca

Ci sono attori che entrano nella memoria non soltanto con il volto, ma con una voce. Anzi: per generazioni di spettatori italiani quella voce è diventata parte inseparabile del personaggio. Robert De Niro, per molti, non è stato davvero Robert De Niro senza la pasta ruvida, popolare, indimenticabile di Ferruccio Amendola; Woody Allen ha abitato per decenni il nostro immaginario con il falsetto nevrotico, musicale, immediatamente riconoscibile di Oreste Lionello. Invece la malinconia trattenuta, l’ironia amara e l’eleganza da sconfitto che non si arrende di Humphrey Bogart si è espressa al suo meglio nella voce del goriziano Bruno Persa. Non uno di quei nomi che il grande pubblico pronuncia con la stessa familiarità riservata ai divi cui ha prestato la voce, ma che appartengono alla storia profonda del cinema italiano.

Il doppiatore goriziano Bruno Persa
Il doppiatore goriziano Bruno Persa

Nato a Gorizia il 19 maggio 1905, quando la città apparteneva ancora all’Impero austro-ungarico, a nove anni Persa dovette trasferirsi con la madre e il fratello Renato a Graz, dove il padre era incarcerato per le sue idee irredentiste, e vi rimase durante la Prima guerra mondiale. Solo dopo il 1918 la famiglia rientrò nella città d’origine e qui Bruno riprese gli studi, conseguì la maturità al liceo fisico-matematico e, dopo il servizio militare a Milano, tornò ancora una volta a Gorizia. Dopo aver lavorato nella ditta di spedizioni di famiglia, Bruno cominciò quasi in sordina la carriera teatrale con una compagnia locale e nel 1927 fu scritturato da Ruggero Ruggeri. Più tardi Persa partì per Roma, incontrando, come molti attori di teatro non di primo piano, nel doppiaggio un destino professionale.

Non è un caso che il doppiaggio, in Italia, sia diventato presto una scuola. Nacque anche per ragioni politiche e pratiche: negli anni Trenta il regime fascista ostacolò la circolazione dei film in lingua straniera, mentre una parte consistente del pubblico non avrebbe potuto seguire agevolmente i sottotitoli. Ma quella soluzione, nata dentro un contesto di controllo linguistico e culturale, produsse poi un mestiere raffinatissimo. Nei primi stabilimenti romani arrivarono attori formati sul palcoscenico, uomini e donne di teatro che nel microfono trovarono non un ripiego ma un lavoro, una disciplina, una possibilità di campare recitando. Così accadde per Persa.

Dopo la guerra, durante la quale grazie alla sua conoscenza del tedesco venne messo a dirigere l’ufficio censura della posta militare, fu scelto per dare la voce a Humphrey Bogart in un film destinato a diventare leggenda: Casablanca. Il film di Michael Curtiz interpretato da Bogart, Ingrid Bergman e Paul Henreid era stato girato nel 1942, ma uscì nelle sale italiane solo quattro anni dopo, giusto ottant’anni fa. Persa aveva una voce intensa, vellutata, capace di non tradire mai l’understatement bogartiano. Non ammorbidiva Rick Blaine, non lo rendeva sentimentale oltre misura: gli dava piuttosto quella densità un po’ scura, quella compostezza virile e insieme ferita che il pubblico italiano avrebbe identificato con l’attore americano.

Ma dentro quel melodramma hollywoodiano ambientato nel Marocco di Vichy, tra passaporti, spie, pianoforti che suonano musiche struggenti come As times goes by, e addii all’aeroporto, c’è una piccola, inattesa, costellazione giuliana. Se il doppiatore di Gorizia dà voce al protagonista americano, un attore nato a Trieste incarna il resistente europeo Victor Laszlo, marito di Ingrid Bergman. Paul Henreid era nato sotto San Giusto il 10 gennaio 1908 con il nome aristocratico di Paul Georg Julius von Hernreid. Cresciuto poi nell’ambiente viennese, dove la scuola austriaca di drammatica, conosce i primi successi con le operette, quindi esordisce sullo schermo nel 1934, ma prende parte solo a un paio di non memorabili film austriaci. Dopo l'ascesa del nazismo rifiuta un contratto con lo studio Ufa di Berlino perché avrebbe dovuto iscriversi all’associazione degli attori nazionalsocialisti e fugge in Gran Bretagna, dove lavora in teatro.

L'attore nato a Trieste Paul Henreid
L'attore nato a Trieste Paul Henreid

Arriva finalmente a Hollywood dove si fa apprezzare accanto a Bette Davis in Perdutamente tua. Gli sceneggiatori gli costruiscono addosso ruoli di europeo tentato dalla malinconia ma disposto a tutto. Melodrammi, commedie e tanta avventura per una lunga carriera (morirà nel 1992) che si conclude con il ruolo del cardinale nell’Esorcista II – L’eretico.

Cospiratore in Casablanca, negli anni Cinquanta finì nella lista nera del Maccartismo, sospettato di essere un comunista che complottava contro l’America.

Quanto a Persa, fino alla fine della sua vita, il 20 aprile 1983, non abbandonò più il doppiaggio, dove si fece apprezzare come la più eclettica voce dei doppiatori italiani. Basti ricordare lo straordinario doppiaggio di Mago Merlino in “La spade nella roccia”. Lunghissima la lista di attori cui prestò la voce: Lee Van Cleef, James Mason, Peter Lorre, Lee Marvin, Fred Astaire. Persa fu abile a evitare uno dei rischi del mestiere, la sovrapposizione, ovvero una voce che copre, che addomestica, che sostituisce. I grandi doppiatori fanno l’opposto. Non cancellano il volto: lo abitano. Persa abitò Bogart con discrezione, restituendogli in italiano la maschera del duro romantico, dell’uomo che finge di non credere più a nulla proprio perché ha creduto troppo.

Riproduzione riservata © Il Piccolo