Dalla pancogola al pestapevere: i mestieri di una volta raccontati da Lino Monaco
Esce il nuovo libro illustrato dell’autore triestino pubblicato da White Cocal Press

Termini dialettali come “bubez”, “trapoler” o “pomigar” suonano ancora familiari, anche se i “Mestieri triestini di una volta” che le hanno generate ormai non esistono più. Lino Monaco, mercoledì 25 marzo alle 17.30 nella sede del CAT Club Alpinistico Triestino in via Abro 5/A, presenterà il suo nuovo libro illustrato, edito da White Cocal Press. E’ un viaggio tra lavori, botteghe e figure popolari che hanno costruito la città di ieri, lasciando tracce nel modo di raccontarsi dei triestini. A dialogare con l’autore sarà Mario Cerne, presidente dell’Accademia di Fumetto.
Dalla pancogola alla venderigola, dall’impizaferai al conzalastre, dalla sessolota al pestapevere, l’agile volume intreccia memoria e curiosità, con testi brevi e disegni pieni di carattere, capaci di riportare sotto i nostri occhi la Trieste del porto, delle corti, delle strade e dei piccoli ingranaggi quotidiani che facevano girare tutto. Lino Monaco ha pubblicato numerosi titoli dedicati a storia, cronaca e curiosità locali, collaborando anche con periodici regionali e con il teatro dialettale. “Mi interessava dare un volto a queste figure, farle tornare persone prima che “definizioni”: mani, strumenti, caratteri, abitudini – spiega - Un modo per non perdere un pezzo di memoria cittadina e, magari, per far scoprire ai più giovani da dove arrivano certe espressioni che sentiamo ancora dire.” Riportati “in vita” dall’autore, i mestieri di una volta riescono a far percepire davvero le atmosfere della quotidianità di una Trieste del passato, sempre in movimento tra ingegno, tanta fatica, ma anche inconfondibile “morbin”. Sembra di sentire voci, rumori e il trascorrere delle stagioni nelle case e tra le vie. Il botonèr forava migliaia di conchiglie, ricavandone, con coltello e tornio, bottoni di madreperla. E se dall’Istria “el cicio” portava carbone dolce per il riscaldamento, il “cranso, dalla Carnia, veniva per vendere legname sia da ardere che da lavorare. I facchini e i marinai del porto erano invece i clienti abituali del “barbier de Silos” che esercitava in strada, con una sedia e un catino d’acqua, vicino alla Stazione centrale. E i “lampareti” ci riportano indietro fino a prima della metà del ‘700, quando l’illuminazione, nelle strade, era insufficiente se non inesistente. Stipendiati dagli impresari teatrali, al termine degli spettacoli, muniti di lanterne accompagnavano a casa gli spettatori, rischiarando loro il percorso. Il libro è già disponibile nelle librerie e online su www.bora.la e amazon. Annalisa Perini
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