Vincenzo Schettini al Festival Geografie di Monfalcone: «Racconto l’universo come una sinfonia»
Il prof pugliese presenterà in piazza della Repubblcia il suo ultimo libro “La fisica che ci piace”: «Le polemiche degli ex studenti? Una vicenda di 10 anni fa»

«La fisica? È un’emozione che aiuta a leggere il mondo». Fisico, musicista, autore di libri che hanno superato le 150 mila copie vendute: Vincenzo Schettini, il professore pugliese diventato fenomeno social con milioni di follower, inaugura mercoledì il Festival Geografie di Monfalcone. Alle 18 in Piazza della Repubblica – Spazio Nord presenta il suo ultimo libro, «La vita che ci piace. Come la fisica può spiegarci la vita» (Mondadori Electa, 2025), in un incontro a ingresso libero che unisce scienza, racconto e spettacolo. Lo abbiamo incontrato alla vigilia.
Il Festival Geografie ragiona su territorio e mappe. Come può la fisica aiutarci a capire meglio il luogo in cui viviamo?
«Non c’è momento migliore per parlarne. Si discute di energia, di gas, di dipendenza dai combustibili fossili – e la fisica ci ricorda che le pale eoliche trasformano l’energia cinetica in energia elettrica, l’idrogeno sarà uno dei carburanti del futuro e i pannelli fotovoltaici stanno già cambiando il modo in cui viviamo le nostre case. C’è persino un approccio didattico che si chiama Project Based Learning: impostare i programmi scolastici a seconda delle esigenze del territorio. A proposito di geografie».
Lei è anche diplomato in violino e direttore di un coro gospel. Che cosa hanno in comune fisica e musica?
«Molto più di quanto si pensi. La teoria delle stringhe descrive le particelle come se fossero composte di corde vibranti: a seconda della vibrazione, cambia l’identità della particella. L’universo, a livello subparticellare, è una sinfonia vibrante. È una delle cose più belle che la fisica abbia mai suggerito. E non è solo teoria: durante lo spettacolo teatrale, quando inizio a parlare delle onde e dell’energia sonora, prendo il violino e suono. La fisica diventa musica, letteralmente».
C’è sempre il rischio, nella divulgazione, di perdere qualcosa per strada. Come mantiene il rigore scientifico in un format che deve anche intrattenere?
«Con il messaggio. Insisto sempre su una cosa: bisogna studiare, esercitarsi, risolvere i problemi. E poi faccio una distinzione che mi sta a cuore: io sono un professore prima che un divulgatore. Il divulgatore rende il concetto potabile. Il professore ti dà gli strumenti per assimilarlo attraverso il metodo di studio. Sono percorsi compatibili ma comunque differenti».
Negli scorsi mesi è stato al centro di polemiche, con le accuse di ex studenti. Come ricostruisce quella storia oggi?
«Risale a dieci anni fa. Chiedevo ai ragazzi di connettersi, rispondere alle domande, mettere like: volevo occupare un piccolo spazio del loro pomeriggio, sottrarlo ai videogiochi. In quegli anni nessuno si è lamentato, né un ragazzo né un genitore – se qualcuno lo avesse fatto, avrei ricevuto un richiamo ufficiale, cosa che non è mai avvenuta. Quanto ai guadagni: in tre anni di live ho preso una manciata di euro. I veri guadagni sono arrivati nel 2022 con il primo libro, nel 2024 con il teatro – quando ero già in part-time, come fanno molti insegnanti. Io la mia strada l’ho trovata a 42 anni, dopo anni a montare video di notte guadagnando zero, credendoci quando nessuno ancora ci credeva. Alla fine è sempre così: prima ti fai il mazzo, poi, se sei fortunato, viene il resto».
Venerdì l’ha imitata Crozza. Che impressione le ha fatto?
«Mi piace! Crozza è la genialità dell’esagerazione: prende un personaggio e lo porta all’estremo. Capisco di essere imitabile, e lo trovo bellissimo. Gli manderei volentieri un invito per il teatro: avrebbe ancora più spunti, e magari lo farei salire sul palco per interrogarlo».
Milioni di ragazzi che odiavano la fisica hanno iniziato a trovarla interessante. Cosa ha capito della curiosità umana in questi anni?
«Che l’apprendimento passa attraverso l’emozione. Quel momento in cui ti scatta qualcosa nella testa e dici: ma guarda un po’. Lì stai apprendendo. E se ti sei emozionato, vuoi capire di più, arriva la voglia di studiare. I ragazzi escono dal teatro e mi dicono: vado via con uno stimolo allo studio maggiore».
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