Mi chiamo Iris Viola, la parodia della città ideale dove gli abitanti hanno nomi di fiori e frutti

Esce il nuovo libro di Annalisa Perini. Capace di parlare ai giovanissimi ma anche agli adulti 

Mary B. Tolusso
Un'immagine elaborata dall'Intelligenza artificiale dell'immaginaria città che ospita Villa dei Fiordalisi
Un'immagine elaborata dall'Intelligenza artificiale dell'immaginaria città che ospita Villa dei Fiordalisi

Di solito amiamo vivere dove abbiamo scelto di vivere. Ma è anche vero che la bellezza o l’agio di qualcosa vengono davvero apprezzati nel momento della perdita. È il caso dei bizzarri abitanti di “Mi chiamo Iris Viola” (Battello Stampatore, pag 140, euro 16) di Annalisa Perini, giornalista nota in città ma anche autrice di romanzi e racconti.

Iris Viola, appunto, è la voce narrante della storia, colei che – grazie alla scrittura – riuscirà a salvare un intero paese dalla sua vendita. Il libro verrà presentato il 1 luglio all’Ex Lavatoio di San Giacomo (ore 18.30) da Walter Chiereghin con letture di Sabrina Censky Gojak.

Diciamo subito che siamo a metà strada tra reale e surreale. D’altra parte Perini ha già dato prova del suo eclettismo nel riuscire a integrare generi diversi. Così come si potrebbe pensare che si tratti di un libro dedicato all’infanzia, di fatto però l’autrice sa destreggiare l’ironia in modo tale che la storia sia fruibile anche a un pubblico più adulto. Lo dice bene il critico Elvio Guagnini in prefazione: «Mi chiamo Iris Viola, è un po’ una parodia di una società perfetta, sana, ecologica fin nell’onomastica e nella toponomastica. Anche la “storia locale” del luogo che ospita le vicende (Villa dei Fiordalisi) racconta della nascita della città in seguito all’innamoramento subìto circa due secoli prima, durante una passeggiata, da un “giovane signore”, per quel luogo così bello da trasmettere felicità».

Una società sana al punto tale che pure i suoi abitanti hanno nomi di frutta, fiori e verdura, ad iniziare dalla protagonista, a cui si associano il postino Melo, la signora Pomodoro o le sorelle Biancospino, solo per citarne alcuni. E c’è pure una zia Epifita, nome alquanto strano, che tecnicamente sta a indicare piante parassitarie anche se la zia in questione contribuirà non poco alla salvezza della cittadina.

Più netto invece il confine dei territori. Se da una parte c’è Villa dei Fiordalisi, ovvero la quintessenza della salute e del benessere, dall’altra c’è Villa Fangosa, lo dice appunto il suo nome e ce lo immaginiamo come un grande acquitrino stagnante. Ma Perini sa rovesciare le prospettive. Così il brutto può assumere anche connotati positivi. Soprattutto i cattivi non sono così cattivi.

Il droghiere Giuseppe Abete per esempio, nonché il maggior proprietario di beni immobiliari del paese, potrebbe sembrare avido, dedito com’è a lavorare e riscuotere affitti. In realtà il suo sogno è un altro: fare il ballerino di tip tap e qui l’autrice ci propone pagine esilaranti. Insomma ci si mette poco a immaginare il vecchio droghiere come un Fred Astaire attempato, ma con lo spirito di una Little Miss Sunshine. Allo stesso modo non è così brutale la baronessa che per capriccio vorrebbe acquistare il villaggio.

Quindi se all’apparenza tutti i personaggi sembrano plasmati su profili precisi, da una parte i buoni dall’altra i cattivi, si scopre che spesso, ciò che riteniamo brutto o cattivo, non è altro che l’effetto della poca conoscenza dell’altro. Formula applicabile anche agli ambienti e la malfamata “Villa Fangosa” ne è un esempio.

E poi c’è l’amicizia, certo, come vuole il miglior archetipo letterario spesso stretta tra tre personaggi, in questo caso tra Iris, Fiorenzo ed Erica. Insomma un po’ “Alice nel paese delle meraviglie” e un po’ Roald Dahl (quello di “Versi perversi” però, lì dove si rovesciano le prospettive). E infine un’immagine di salvezza che, a quanto pare, viene sempre dall’informazione, dalla parola, dalla scrittura: che sia una lettera per formulare una richiesta o un vero proprio foglio per mettere a conoscenza le persone delle principali notizie. Tra gli abitanti spicca infatti il redattore Spiga di Grano e non sarà un caso che la nostra Iris – da grande – voglia diventare giornalista.

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