“Il Prigioniero” di Dallapiccola alla Risiera di San Sabba

Sul podio il Maestro Mario Ruffini. Nel programma anche "Il Sigillo" di Maurizio Agostini

Patrizia Ferialdi
Una scena de Il Prigioniero di Luigi Dallapiccola
Una scena de Il Prigioniero di Luigi Dallapiccola

Dopo un'insolita première nel carcere di Gorizia, lunedì 29 giugno alle 20.30 il dittico composto da "Il Sigillo" di Maurizio Agostini e "Il Prigioniero" di Luigi Dallapiccola approda alla Risiera di Sabba, nell'ambito del cartellone di Piccolo Opera Festival, quest'anno dedicato al tema della libertà. Il primo è una nuova partitura concepita da Agostini come monologo per tenore e pianoforte su libretto di Maria Carla Curia e vede protagonista il tenore Federico Lepre. Il secondo è un'opera in un prologo e un atto su libretto e musica di Luigi Dallapiccola, in una messinscena coprodotta con l'Accademia Musicale Chigiana di Siena che l'ha presentata lo scorso autunno in occasione del cinquantesimo anniversario della morte del compositore istriano. Nel cast i solisti Arlene Miatto Albeldas, Tamon Inoue, Enrico Basso, Federico Lepre, Stefan Petković e il Coro del Teatro Nazionale Croato Ivan Zajc preparato da Matteo Salvemini, con l'accompagnamento di Riccardo Burato pianoforte, Elisabeth Zawadke organo e Pierluigi Corvaglia percussioni. Allestimento e regia di entrambi sono curati da Davide Garattini Raimondi, sul podio il Maestro Mario Ruffini, vero cultore, studioso e massimo esperto di Luigi Dallapiccola. «l Prigioniero nasce come reazione – spiega Ruffini - e fa parte di quella Trilogia dei prigioni che il compositore inizia con i Canti di prigionia, prosegue col Prigioniero e conclude con i Canti di liberazione a guerra finita». Costretto a nascondersi durante il conflitto a causa della moglie ebrea, Dallapiccola trovò rifugio a Fiesole nella villa di Don Leone Massimo, edificio attraversato da un lungo corridoio buio che gli evocò i corridoi dell'Escorial, luogo dell'Inquisizione spagnola. «Sebbene ambientata proprio in quell'epoca – precisa il direttore – con Dallapiccola che per scrivere il libretto diventa quasi uno studioso della figura di Filippo II -re assolto dagli storici e condannato dai poeti -, l'opera ha un'evocazione immediata alle vicende e alle sofferenze del tempo presente e racchiude il tema della libertà/svoboda/freedom che è proprio l'emblema di quest'anno del Piccolo Opera Festival». Musicalmente l'opera rappresenta un momento cruciale nel percorso verso l'acquisizione di una dodecafonia matura e compiuta sebbene mantenga ancora i legami con la tradizione italiana del belcanto. «È un'opera meravigliosa e godibilissima, che rappresenta al meglio il compositore che, in prima persona, ha vissuto i drammi del '900. E poi – conclude Ruffini – rappresentarla alla Risiera di San Sabba è una delle più straordinarie genialità che ho vissuto da musicista, perché si tratta di un luogo veramente iconico, che si amalgama perfettamente con la musica diventando tutt'uno con essa». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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