Salas e l’incontro con Shakespeare: «Il mio Romeo work in progress»

Il giovane tenore messicano in scena al Verdi di Trieste con il dramma musicato da Gounot 

Patrizia Ferialdi
Il tenore Galeano Salas
Il tenore Galeano Salas

L’anno scorso Galeano Salas – laureato in canto alla Yale University di Houston e vincitore di numerosi concorsi internazionali tra cui l’Alfredo Kraus di Gran Canaria e l’Éva Marton di Budapest - aveva debuttato al Teatro Verdi di Trieste in Rigoletto, facendosi apprezzare per aver dato vita a un Duca di Mantova di spavalda eleganza, in virtù di una bellissima voce chiara e potente, facile allo squillo e duttile al fraseggio.

Adesso il giovane tenore messicano con il sole nella voce è ritornato nuovamente in città per mettere il suo prezioso strumento vocale al servizio di quella che è la storia d’amore per antonomasia, narrata per l’eternità da Shakespeare e declinata in musica da Charles Gounod.

In questi giorni, infatti, Salas sta riscuotendo un meritato successo personale quale interprete di Roméo nel dramma lirico “Roméo et Juliette” del compositore francese, in scena fino a domenica 24 maggio al Verdi per la regia di Paolo Valerio e la direzione musicale di Leonardo Sini. «Questa è la prima volta che interpreto Roméo – dice Salas – e sono davvero molto felice di fare il mio debutto proprio a Trieste, dove tra l’altro lo condivido con il direttore e con buona parte del cast».

Per affrontare la sfida di questo impegnativo ruolo il giovane Galeano si è preparato con studio meticoloso, curando i minimi dettagli e cercando di vivere la scena come se fosse la prima volta ogni sera.

«Per prima cosa ho letto il testo di Shakespeare e poi ho visto la versione in prosa che mi ha aiutato tantissimo per comprendere il personaggio. Naturalmente poi – racconta – mi sono immerso nello studio dello spartito, non solo dal punto di vista musicale e vocale ma approfondendo proprio il testo del libretto e quindi il linguaggio e la pronuncia francese. Devo anche dire che, trattandosi di un debutto, per me ogni recita è sempre come fosse la prima e la affronto come tale, cercando di aggiungere sempre qualche gesto o sfumatura che possa arricchire il personaggio. Praticamente ogni sera è una sorta di work in progress, un’opportunità per sperimentare nuovi colori e dettagli, mantenendo sempre la freschezza del debutto».

Musicalmente parlando il ruolo è un florilegio di suadenza melodica e di coinvolgenti emozioni, che trova l’apice nella struggente e bellissima cavatina “Ah lève-toi soleil” del secondo atto. «Vocalmente questo pezzo mi sta comodo e quindi, in ogni recita, posso concentrarmi sulla ricerca di nuovi dettagli e sfumature che arricchiscano le emozioni che la linea melodica già suscita di per sé. Ogni esibizione è diversa dalla precedente perché io sono diverso dal giorno prima e quindi ciò che conta è cercare di esprimersi e di dare il meglio nel momento preciso in cui si canta».

Per peculiarità vocale e inclinazione personale il repertorio francese è molto presente nella formazione di Salas perché «è il mio preferito e lo ritengo molto adatto e “comodo” per la mia voce, anche se non lo canto spesso. Roméo è un ruolo bellissimo che auspico di poter cantare molto a lungo, poi aggiungerei Werther e forse un giorno anche l’impervio ruolo di Nadir».

Molto attento nella gestione della voce – («ho rifiutato un Faust perché la mia voce non è ancora matura e di Puccini, al momento, faccio solo Rodolfo e Rinuccio», spiega – Galeano Salas quest’estate sarà presente in Arena di Verona con Traviata e Nabucco, quindi andrà a Berlino per Elisir d’amore e poi a Salerno per Macbeth.

Una carriera in brillante ascesa per quello che ora è un tenore di punta della sua generazione ma che ha iniziato dal karaoke. «Cantavo da bambino, poi crescendo ho studiato recitazione e prendevo parte a concorsi di musica pop. La lirica l’ho scoperta per caso quando ero all’università, dove un maestro mi ha indirizzato all’opera suggerendomi di ascoltare tenori come Tito Schipa e Beniamino Gigli – conclude il tenore –. Ho seguito il consiglio e, da allora, è diventata parte della mia vita, facendomi anche arrivare qui in Italia, dove sono profondamente grato di poter svolgere questa professione e, soprattutto, per la fiducia che mi accorda il meraviglioso pubblico italiano».

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