Le Ipotesi di Canelles tra memorie individuali e storie collettive
Al MiniMu la mostra che, attraverso decine di polaroid, invita il visitatore a ripercorrere idealmente i viaggi dell’artista

Quattro immagini di grande formato sono appese alle pareti mentre tutte le altre polaroid sono disposte sul pavimento, divise in due gruppi, incorniciate in maniera differente: invitano lo spettatore ad attraversare un percorso fatto di memorie individuali e collettive. Ultimi giorni per visitare "Ipotesi", il nuovo progetto espositivo di Manuel Canelles, artista interdisciplinare e curatore indipendente, attualmente allestito al MiniMu, di Trieste (in Parco San Giovanni, fino al 15 marzo).
Prosegue ed evolve la ricerca avviata con "The battery is running low" presentata al Fotoforum di Bolzano nel 2018, mettendo in collegamento una serie di opere fotografiche pensate per quel progetto, riguardante una memoria più personale, e un nucleo di nuove immagini realizzate durante i viaggi dell'artista lungo alcuni dei principali fiumi europei.

Due gli itinerari che si intrecciano: il primo parte dalla provincia di Bolzano e segue la Drava fino al suo confluire nel Danubio e fino al Mar Nero; il secondo partendo dal confine tra Italia e Slovenia viene a percorre il corso della Sava per poi divergere verso i bacini della Vistola in Polonia e giungere fino al Mar Baltico. Scie di luce blu proiettate sulle pareti e sul pavimento della sala espositiva creano un ambiente immersivo narrando il corso dei fiumi, intercalate da piccole zone colorate di rosso ad indicare i punti in cui sono stati effettuati gli scatti. Le fotografie sono realizzate performando la polaroid e forzando l'emulsione, a creare immagini non definite, quasi evanescenti.
«Per l'artista, il tempo di sviluppo dell'istantanea è già viaggio -afferma Miroslava Hajek, storica dell'arte e curatrice della mostra-. È un tempo di attesa in cui la realtà si rivela lentamente. L'immagine diventa così esercizio di sguardo e scoperta di un reale più pluridimensionale di quanto appaia. Le fotografie si offrono come superfici ambivalenti: da un lato invitano a una lettura analitica, dall'altro aprono a una dimensione intuitiva e meditativa. Ogni scatto è una rete di segni che riattiva il già vissuto o prefigura ciò che deve ancora accadere.»
In questo senso "Ipotesi" vuole essere non la documentazione di un percorso ma il suggerimento, attraverso molteplici suggestioni, di varie possibilità.
Condividendo i suoi sguardi e le sue visioni l'artista porta lo spettatore a ripercorrere i suoi itinerari, immaginare i suoi pensieri e le sue sensazioni, in una nuova geografia apolitica, fatta di relazioni e lento fluire, secondo natura.
Riproduzione riservata © Il Piccolo








