Un favola di animali mutanti racconta gli scandali tedeschi

Non importa che il gatto sia bianco o nero, l'importante è che prenda i topi, recita una sentenza di Confucio. Ma nel caso della pirotecnica spy-story "00gatto. Licenza di graffiare" (Emons, pagg. 228, euro 15), l'autrice tedesca Kerstin Fielstedde si diverte a invertire il corso della natura, rendendo i topi, o perlomeno alcuni, alleati a un pugno di scombinati felini, che si mobilitano alla ricerca di Indy, carismatica agente gatto scomparsa nel corso di un'indagine su uno scandalo edilizio di enormi proporzioni a Berlino.
Negli ultimi tempi pare fiorire un revival letterario dell'antropomorfismo, visto che anche un grande scrittore come Arturo Pérez-Reverte ha appena pubblicato un hard boiled - il poliziesco il cui cliché consiste nell'essere l'investigatore un duro, ma strapazzato dalla vita - con protagonisti però cani ai quali sono attribuite caratteristiche umane.
Al contrario la Fielstedde allestisce un mini-zoo dimesso, bizzarro e persino mutante, causa inquinamento o manipolazioni genetiche, che contravviene sovente alle normali regole della catena alimentare.
E se non disdegna di tratteggiare una galleria di cani un po' grotteschi e pesci dotati di capacità divinatorie, per costruire le peripezie del suo giallo la scrittrice attinge anche al mondo degli invertebrati, specie animale che gli umani di solito non sono tentati a romanzare.
Così ecco strisciare Trepuntouno, un lombrico che tartaglia, ex parte posteriore di Tre, leader dei lombrichi, diventato un'entità a sé stante dopo un fatale colpo di vanga a una posa della prima pietra. Per fortuna l'aria innocua del verme menomato, la sua facile trasportabilità, nel becco del passero poliglotta Foxtrot Kilo, o nel ciondolo portanome del cane da salotto Honeyball, agente sotto copertura della Cia (Cani ispettori addestrati), gli consente di essere parte fondamentale nella ricomposizione del puzzle per salvare Indy, detective di punta del Kgb (Kombat gatti battaglieri) caduta in una trappola mortale.
Furba come una gatta, l'inventiva autrice - che correda il libro di tenerissime illustrazioni delle sue creature, insieme a Lilla Varhelyi, per depistare il lettore - mimetizza tra le pieghe della storia apparentemente innocente, la critica a quella infinita dell'aeroporto di Berlino.
Un caso di corruzione che a noi italiani popolo di "mazzettari" inietta una cospicua dose di "schadenfreude", godimento per la disgrazia altrui, dato che nella realtà l'aeroporto della capitale tedesca macina 7 anni di ritardo alla sua apertura e costi gonfiati a quasi 9 miliardi di dollari.
Ciò che in Germania, stando alle cronache e alle citazioni presenti nel romanzo sotto copertura di spy-story, costa un occhio della testa, è l'attività di scavo. Sprechi milionari per Lipsia, Colonia, Monaco, con scandali a scatola cinese mai conclusi, come i lavori.
Ma almeno la Filedstedde con il sorriso a fior di labbra si permette di sognare, individuando l'autore delle malefatte nel re dei bassifondi, il Professor Sumo. Architettando un piano diabolico, la grassissima talpa mira a impadronirsi del potere governativo.
Comanda un esercito di ratti militarizzati e una security di cani barboni, e usufruendo delle più avanzate tecnologie si è dotata di una sorveglianza a 360 gradi che ricorre a metodi brutali. In compenso è in ottimi rapporti di collaborazione e mutuo soccorso con il Flop (Fondo nazionale lavori pubblici, opere edilizie e partecipazioni statali).
La talpa ha fatto scattare il trabocchetto per la trasandata ma affascinante Indy, che ha scoperto le debolezze delle fondamenta, non solo metaforiche. Il calcestruzzo allungato con la sabbia per le costruzioni pubbliche, falsi consigli come consulente a pagamento, e al contempo, una pioggia di soldi come amministratore delegato delle varie aziende fittizie che si rimpallano le responsabilità fino alla paralisi.
La gatta da combattimento, imprigionata in un centro di sperimentazione sugli animali per testare una nuova droga a uso militare volta a ottenere il soldato invincibile, significativamente, degli esseri umani altrimenti del tutto assenti nella storia, ode solo le voci, vede solo le gambe. Fuor di metafora, il significato è chiaro ma stemperato dal sorriso.
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